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Perché Mourinho usa pochi giocatori? Una strategia di gestione basata sulla psicologia

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Buongiorno lo so tu non hai bisogno dello psicologo ma potresti aver voglia di capire un pò meglio come Mourinho stia gestendo il gruppo della Roma.

UNA LETTURA DELLE STRATEGIE DI MOURINHO

In questo articolo tenterò di offrire una lettura delle scelte comunicative e gestionali dell'allenatore della Roma, Jose Mourinho, partendo da una indispensabile premessa su cui poggia tutta la mia argomentazione.

La premessa è che un allenatore di questo livello, che ha dimostrato una grandissima capacità nella gestione delle risorse umane e doti innate di leadership, non agisca mai in modo casuale, ma lo faccia sapendo in anticipo ciò che le sue azioni saranno in grado di produrre sul gruppo, agendo dunque in modo intenzionale senza lasciarsi trasportare dagli eventi.

GLI ELEMENTI FONDAMENTALI DA PRENDERE IN ESAME

Sono due in particolar modo gli elementi che hanno attirato la mia attenzione. Il primo è la scelta di una comunicazione con l'esterno in cui ogni volta l'allenatore ribadisce il fatto che la sua squadra non sia pronta per competere ad altissimi livelli, a causa sopratutto di una carenza di soluzioni alternative in alcuni ruoli, come ad esempio per quanto riguarda il centrocampo.

Il secondo elemento invece è un utilizzo ridotto o quasi nullo di diversi elementi della rosa, es. Diawara e Villar di professione proprio centrocampisti, proprio in quel ruolo dove l'allenatore lascia intendere che vi sarebbe bisogno di più alternative per essere maggiormente competitivi.

Qui si crea evidentemente il primo corto circuito voluto da Mourinho, che porta il tifoso a domandarsi: "Ma come, dici che hai pochi cambi a centrocampo, e poi quelli che hai non li usi? Possibile che Diawara e Villar non siano in grado di giocare nemmeno con le squadre di bassa classifica?".

Ma mio avviso, cercare una risposta a queste domande ci porterebbe fuori strada, perché ci staremmo ponendo le domande sbagliate.

Perché Mourinho ripete di continuo che la Roma non è pronta?

Nel corso del tempo mi è parso più volte come Mourinho fosse ispirato da alcuni libri di tradizione militare, come ad esempio l'arte della guerra di Sun Tzu, in cui è presente questa frase:  “Se sei capace, fingi incapacità; se sei attivo, fingi inattività."

Questo concetto ispira a mio avviso la strategia comunicativa di Mourinho, quando decide di comunicare all'esterno i limiti attuali della sua Roma, facendolo con una comunicazione ripetitiva ed a tratti quasi ridondante. Ma per ottenere cosa?

  • Noi vs loro. In prima battuta scometto sul fatto che la comunicazione interna e quella esterna di Mourinho su questo tema siano molto diverse. Se all'esterno l'allenatore non sembra perdere occasione per evidenziare i limiti della sua rosa, all'interno a mio avviso la sua comunicazione è di tutt'altro tenore. Mourinho potrebbe infatti usare questo elemento a suo favore, evidenziando proprio ai suoi atleti come il mondo esterno si aspetti ormai che lui dica quelle cose e cosa peggiore come nessuno metta mai in discussione le sue parole, quando parla di un gruppo non all'altezza per competere. A questo punto l'allenatore potrebbe invece comunicare internamente alla squadra che lui ha un'idea ben diversa del valore dei suoi ragazzi e che vuole che con le loro prestazioni riescano a far ricredere tutte quelle persone che mettavano in dubbio il loro valore. Questa strategia comunicativa produce anche il risultato di abbassare le aspettative nei confronti della squadra, cosa che l'allenatore potrebbe aver compreso essere deleteria per la sua rosa.
  • Criticate me. Un altro elemento molto importante è che attraverso questo tipo di comunicazione in caso di risultati negativi la critica si potrebbe concentrare proprio sull'allenatore portoghese, diventando in questo modo uno scudo protettivo nei confronti del gruppo squadra. Da un allenatore come Mourinho ci si aspetta infatti che non cerchi di continuo di mettere le mani avanti rispetto reali o presenti limiti della sua rosa, ma che sia in grado di colmare quei limiti con la sua diversità rispetto alla maggior parte degli altri allenatori. Tale scelta sembra confermata dal fatto che spesso appaia come sia lo stesso allenatore portoghese a forzare l'espressione di tali concetti sia nel pre che nel post partita generando anche qui un piccolo corto circuito logico in chi lo ascolta.
  • Siamo tutti amici. Mourinho inoltre deve aver valutato come in questa fase la Roma non sia pronta ad usare la tensione o il conflitto a proprio favore, cosa che potrebbe aver anche testato nelle amichevoli estive, dove la Roma sembra non essere stata in grado di gestire la tensione emotiva a suo favore. Questa scelta sembra esprimersi nelle modalità comunicative, infatti dopo un'iniziale dichiarazione nella conferenza stampa di presentazione, in cui evidenziava come l'Inter avesse vinto con i conti non in regola, Mourinho ha optato per una comunicazione conciliante con tutti gli avversari che ha incontrato spendendosi sempre in complimenti nei loro confronti. Evidentemente l'allenatore deve aver ritenuto e valutato che al momento l'assenza di conflitto possa essere vantaggioso per la propria squadra.

Perché Mourinho utilizza pochi giocatori?

Chi si occupa di studiare le dinamiche di gruppo sa perfettamente che tutti i gruppi seguono della fasi prestabilite attraverso le quali i gruppi si formano, si consolidano o si distruggono.

Ciò che ci interessa particolarmente in questo articolo è la prima fase, detta di formazione, che è la prima obbligatoria tappa che vive ogni gruppo quando si forma o nel momento in cui viene introdotto un nuovo leader, in questo caso un nuovo allenatore.

E' una fase in cui regnano le buone intenzioni, in cui tutti gli elementi del gruppo sembrano andare d'accordo ed in cui il conflitto è quasi del tutto assente. Molto spesso è la fase in cui sentiamo interviste deicalciatori in cui sono tipiche frasi del tipo: "c'è un buon clima, abbiamo sensazioni molto positive sull'allenatore ecc.".

In questa prima fase è importante sottolineare come il leader venga riconosciuto da tutti come tale e che la sua leadership non venga messa in discussione. In sostanza è la fase in cui la presa del leader sul gruppo è massima ed in cui proprio per questo può imporre le sue regole e le sue scelte senza che vi siano manifeste opposizioni da parte del gruppo.

Ma questo come spiega perché Mourinho stia utilizzando pochi giocatori?

  • Ora o mai più. Mourinho deve aver valutato che fosse necessario sin da subito imporre nella Roma un certo standard di impegno e dedizione alla causa, tanto imprescindibile da arrivare a compiere delle scelte drastiche ed apparentemente controproducenti per l'allenatore stesso. Ma compierle sin da subito nella fase iniziale, è a livello di gestione del gruppo la migliore manovra possibile in quanto, come detto, in questa prima fase l'allenatore ha un presa importante nei confronti dei suoi atleti ed è il momento migliore per imporre delle regole. In sostanza il messaggio è: "queste sono le mie regole, chi è con me lo sarà sino alla fine, chi non è con me e non le rispetta è fuori". Se Mourinho dovesse aver valutato che uno dei problemi storici della Roma potesse essere stato la presenza ciclica di elementi poco coinvolti nel progetto, che per motivi di diversa natura, ogni volta finivano per abbassare il livello di performance della squadra, intervenire subito era allora la miglior mossa possibile. Molto più complicato sarebbe utilizzare una strategia simile in una fase successiva, in quanto escludere un giocatore dopo un paio di mesi, potrebbe essere a quel punto vissuto come un attacco al gruppo stesso da parte dell'allenatore con inevitabili conseguenze negative. Inoltre un pò come la parabola del figliol prodigo, nel caso uno degli elementi esclusi decidesse di "piegarsi" alle regole del gruppo, ciò sarebbe per l'allenatore un elemento di grande forza rispetto il gruppo stesso ed avrebbe ottenuto da quel giocatore una dedizione totale alla causa.

  • La scomessa di Mou. Risulta a mio avviso inolte evidente come con una tale scelta l'allenatore abbia deciso volontariamente di assumersi il rischio di creare un gruppo forte di fedelissimi ristretto su cui contare per questa prima parte di stagione, considerando i vantaggi superiori agli svantaggi. L'allenatore potrebbe aver considerato infatti che in un progetto di almeno 3 anni, come da lui citato, potesse essere più vantaggioso porre le basi di un gruppo con un alto livello di performance cementando le basi del gruppo stesso, assumendosi un rischio in questi primi mesi. Mourinho potrebbe aver considerato infatti che sino a Gennaio la Roma abbia un numero di partite sostenibili da un gruppo di 13/14 giocatori, dovendo giocare sostanzialmente il campionato ed un paio di partite di Conference League, competizione nella quale però visto il livello degli avversari già a partire dalla 3 partita del girone, l'allenatore si potrebbe permettere di effettuare numerosi cambi senza rischiare di intaccare la competitività della sua squadra.


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Info sull'autore

Marco Naman Borgese è uno psicologo, psicoterapeuta e coach. Cultore della materia presso l'Università degli studi di Salerno, Docente presso l'Università del calcio di Coverciano e docente per il Master Giunti in psicologia dello sport. Ha conseguito una borsa di studio presso il Policlinico Universitario Agostino di Gemelli in Roma per il trattamento del dolore cronico mediante l'uso della realtà virtuale in donne affette da endometriosi. E' pratictioner EMDR di I° livello e certificato per l'uso del protocollo Mindfulness MBSR Palouse ed esperto nell'uso della realtà virtuale nel trattamento dei disturbi psicologici.

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