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Come avviene il cambiamento pt.3 La fase in cui non si vuole cambiare

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Buongiorno lo so tu non hai bisogno dello psicologo, ma potresti volerne sapere un pochino di più sul cambiamento e sulla fase in cui non lo si vuole fare.

LA FASE IN CUI IL CAMBIAMENTO NON E' POSSIBILE

Oggi affronteremo insieme una specifica fase del cambiamento, in particolare quella in cui crediamo che sia totalmente impossibile cambiare.
Questa fase all’interno del modello di Prochaska e DiClemente è detta di precontemplazione.

La fase di precontemplazione, ossia letteralmente la fase precedente a quella in cui si comincia a contemplare il cambiamento, è basata su modalità di pensiero che escludono completamente la possibilità di cambiare.
Vediamo le nostre vite e i nostri comportamenti legati al destino, ciò che viviamo semplicemente ci capita e crediamo che ci sia poco da fare per cambiare il corso degli eventi.
Se mi accade qualcosa è perché doveva andare così.

Legato a questa visione fatalista troviamo anche il concetto per cui se tutto è fuori dal nostro controllo allora è totalmente inutile qualsiasi tentativo di cambiamento anche perché i timidi tentativi che in passato abbiamo fatto ci hanno miseramente condotto verso inevitabili fallimenti con l’unico risultato prodotto di aver rafforzato ulteriormente la nostra credenza di base: 
non c’è modo di cambiare.

Chiaramente c’è una differenza enorme tra il tentativo vago di cambiare e un impegno serio nel cambiamento, ma questo lo vedremo più in là.
Ma torniamo al tema del nostro articolo e poniamoci questa domanda: come mai rispetto ad alcuni nostri comportamenti sbagliati come fumare, bere troppo o mangiare male diventiamo così restii al cambiamento?

IL MOTIVO PER CUI CAMBIARE E' COSI' DIFFICILE

Una possibile spiegazione è da ricercare in alcuni precisi meccanismi mentali che hanno lo scopo di filtrare le informazioni proprio sui rischi dei nostri comportamenti nocivi.
Questi processi mentali sono detti meccanismi di difesa o processi per la gestione della dissonanza cognitiva e hanno lo scopo di farci sperimentare uno stato di calma, in cui ignorando le conseguenze di qualcosa, è come se tutto ciò non esistesse.
Tra questi meccanismi il più forte in azione quando crediamo che non vi siano chance di cambiare è quello che definiamo negazione.

La negazione opera come un filtro mentale che ci porta a ignorare qualsiasi informazione o notizia sulle conseguenze nocive o sui rischi associati ai nostri comportamenti.
Se per esempio il nostro problema fosse con l’alcool potremmo raccontare a noi stessi “che si in fondo bevo un pò, ma quando voglio smetto."
Oppure nel caso comparisse in tv un approfondimento sui rischi del fumo, sminiuiremo le informazioni dicendo che in fondo c'è molto smog e quindi fumare non è un gran problema.
In sostanza evitiamo accuratamente qualsiasi informazione rispetto aspetti nocivi dei nostri comportamenti.
Ripetiamolo, se non lo vedo e non lo sento non esiste.

Un altro meccanismo di difesa interessante è quello noto come intellettualizzazione, fenomeno con cui cominciamo a trovare spiegazioni anche assurde al nostro comportamento che si manifesta con frasi del tipo:
- Ho bisogno di un vizio, per questo fumo sono le sigarette.
- Mio zio beveva tre whisky al giorno ed ha vissuto fino a novant’anni!
- È inutile che smetto di fumare, tanto con tutto lo smog delle macchine che c’è.

E così via..

Ma questi due che vi ho presentato sono solo alcuni dei meccanismi in azione che finiscono per bloccarci nella fase di precontemplazione.
Pensate che ce ne sarebbero almeno altri 4, ma che tralascio per non farla troppo lunga.
Ma allora viene da chiedersi: se ci sono tutti questi meccanismi che agiscono impedendoci di mettere in discussione i nostri comportamenti sbagliati, come facciamo ad avviare un cambiamento?

IL PASSAGGIO NELLE varie fasi Del CAMBIAMENTO

Come detto già nei precedenti articoli, solo una piccola parte delle persone che ottengono il cambiamento riescono a farlo dal giorno alla sera. La maggior parte per riuscirci deve passare attraverso una serie di fasi, che come detto sono 6.
Per cui se non abbiamo nessuna intenzione di cambiare o vogliamo aiutare qualcuno che non ha nessuna intenzione di cambiare, il primo scopo da inseguire è di passare dalla fase di prencontemplazione a quella di contemplazione, dove si comincia ad avviare il vero e proprio cambiamento.

E sottolineo che non si deve passare subito alla fase di azione, ossia quella in cui mettiamo in atto il comportamento, perché se prima non modifichiamo ciò che c’è alla base del comportamento, saremo destinati a fallire.
Per riuscire dunque è necessario seguire alcuni processi che Prochaska e DiClemente hanno verificato essere utili.

I PROCESSI UTILI PER CAMBIARE QUANDO NON SI VUOLE FARLO

Il primo consiste nel diventare consapevoli proprio dei nostri meccanismi di difesa.
Imparare a riconoscerli è fondamentale per capire come funzionano e come agiscono sui nostri pensieri.
Una volta che li avremmo chiari potremmo allenarci a capire quando li stiamo mettendo in atto nella vita di tutti i giorni, in modo tale da cominciare a staccarci da queste modalità automatiche di pensiero.

Il secondo processo è detto sensibilizzazione e consiste nel prendere consapevolezza dei rischi e delle conseguenze del nostro comportamento a lungo termine. Qui è necessario interrompere anche solo per un minuto, la tendenza spontanea a girare pagina, a cambiare canale e così via.
Anche se quello che stiamo ascoltando o leggendo non ci piace, in questa fase è necessario almeno aprire uno spiraglio all’acquisizione di informazioni nuove sui nostri comportamenti nocivi.

Il terzo processo è basato sull’avere o sviluppare una solida relazione di aiuto.
Per questo molto spesso il cambiamento avviene durante una terapia. E' più facile farlo con un terapeuta perché spesso non siamo pronti ad accettare consigli e supporto da persone con cui siamo coinvolti emotivamente nelle nostre vite.

In conclusione è opportuno ripetere un concetto fondamentale sopratutto nel caso in cui potremmo voler aiutare qualcuno a cambiare: non spingere le persone immediatamente all’azione.
Se volessimo aiutare un nostro amico a smettere di fumare, il modo per aiutarlo non è quello di consigliargli di smettere immediatamente di fumare, perché come abbiamo già detto negli articoli precedenti il cambiamento non è uguale all'azione.


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Info sull'autore

Marco Naman Borgese è uno psicologo, psicoterapeuta e coach. Cultore della materia presso l'Università degli studi di Salerno, Docente presso l'Università del calcio di Coverciano e docente per il Master Giunti in psicologia dello sport. Ha conseguito una borsa di studio presso il Policlinico Universitario Agostino di Gemelli in Roma per il trattamento del dolore cronico mediante l'uso della realtà virtuale in donne affette da endometriosi. E' pratictioner EMDR di I° livello e certificato per l'uso del protocollo Mindfulness MBSR Palouse ed esperto nell'uso della realtà virtuale nel trattamento dei disturbi psicologici.

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