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Il più grande manuale di coaching della storia. Le 12 fatiche di Ercole. Pt.3

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Buongiorno lo so tu non hai bisogno dello psicologo, ma potresti aver bisogno di saperne un po' di più sulle dodici fatiche di Ercole e di come queste possano ispirare la nostra vita.

LE FATICHE DI OGGI

Nella puntata precedente abbiamo lasciato Ercole vittorioso sull’Idra e sulla Cerva sacra, in questa vedremo assieme la quarta e la quinta fatica, ne scopriremo il significato simbolico e capiremo assieme come queste possano fungere da stimolo per le nostre vite.

quarta fatica: Il cinghiale di Erimanto

Euristeo deluso dal fatto che Ercole apparisse infermabile gli assegnò un altro compito molto pericoloso, ordinò infatti all'eroe come quarta fatica di portargli vivo il cinghiale di Erimanto, un enorme cinghiale selvatico con un brutto carattere e con delle zanne che crescevano direttamente dalla sua bocca. 

Euristeo voleva liberarsi di questo cinghiale che ogni giorno scendeva dal monte Erimanto verso la città, attaccando in modo feroce uomini e donne, uccidendoli con le sue enormi zanne e distruggendo tutto ciò che incontrava lungo la sua furia.

Ercole come sempre accetta la sfida e non impiega molto per individuare il cinghiale, il quale era di tutto tranne che silenzioso o discreto. Infatti alla continua ricerca di cibo emetteva lamenti e sbruffi rumorosi. Questa impresa in realtà non fu particolarmente complessa, Ercole per spaventare l'animale cominciò a urlare sino al punto di farlo fuggire a nascondersi in un boschetto. Il nostro eroe così lo inseguì sino a spingerlo in una profonda macchia di neve dove si impantanò e dove lo catturò portandolo al re Euristeo.

Qui il re si spaventò nel vedere Ercole con tale bestia feroce portata sulle spalle e si rifugiò nella botte che aveva costruito in precedenza, chiedendo a Ercole di sbarazzarsi dell’animale il prima possibile.

Il significato simbolico di questa fatica

Il cinghiale di Erimanto simboleggia la distruzione esistenziale causata dall'inseguire i soli interessi personali. 
A causa di interessi egoistici estremi, l'uomo diventa un cinghiale aggressivo, che danneggia il suo ambiente fisico (rappresentato nel mito dalla natura, i raccolti, le piante e gli animali) oltre a ferire le persone che lo circondano (ovvero la società umana). 
Le zanne simboleggiano i mezzi subdoli o illegali, che vengono utilizzati affinché l'uomo raggiunga i suoi obiettivi basati esclusivamente sull'interesse personale.

La cattura del cinghiale da parte di Ercole simboleggia invece il controllo sui nostri interessi personali e lo sviluppo dell’interesse collettivo.

Quali lezioni per la nostra crescita personale possiamo trarre da questa fatica?

Dobbiamo riflettere su quanto siano inutili e fine a se stesse, le esistenze spese alla ricerca del solo interesse personale che è in grado esclusivamente di appagare la “fame” che abbiamo nel presente ma che non lascia nulla attorno a noi.
Potremmo diventare sempre più grandi, più grossi ma tutto ciò che toccheremo finirà per essere distrutto dal nostro egoismo.

Quali sono le domande da porsi rispetto il nostro percorso di sviluppo personale?

- Quali sono i valori profondi che guidano le nostre azioni? Sono interessi esclusivamente egoistici o siamo in grado di mettere da parte il nostro vantaggio individuale in favore del benessere collettivo?
- Se volessimo allargare la riflessione, quanto questo bisogno egoistico si collega con il tema dello sfruttamento delle risorse della terra da parte della razza umana?

Quinta fatica: le  Scuderie di Augia

Per la quinta fatica, Euristeo ordinò un compito ritenuto impossibile e al tempo stesso umiliante, pulire le stalle del re Augia che con il loro fetore appestavano sempre più l’aria di tutta la città, il bestiame infatti del re Augia era di origine divina e quindi immortale e continuava a moltiplicarsi divenendo sempre più ingestibile.

Un compito come detto certamente non nobile e in cui il nostro eroe fu costretto a sporcarsi le mani con il letame degli animali ma non solo. Venne infatti ordinato da Euristeo che Ercole dovesse pulire le immense stalle in un solo giorno.

Ercole si recò così dal re Augia, senza accennargli che si trovasse lì per volere di Euristeo e anzi fece un accordo segreto.
Concordò che se fosse stato in grado di ripulire le stalle in un solo giorno, il re gli avrebbe dato un decimo del suo bel bestiame.
Augia che non poteva credere alle sue orecchie convinto dell’incredulità della proposta accettò immediatamente.

Ercole non convinto della parola data dal re portò con sé Fileo, il figlio del re, come testimone della sua impresa.
Per riusciere a completare l'impresa in un solo giorno Ercole dovette usare tutta la sua astuzia, sfruttando le risorse che aveva a disposizione, così per prima cosa fece una apertura nel muro del recinto del bestiame dove si trovavano le stalle. Poi ne fece un’altra nel muro sul lato opposto e successivamente, scavò ampie trincee in cui fece confluire l'acqua proveniente da i due fiumi che scorrevano nelle vicinanze. In tal modo l’acqua dei due fiumi cominciò a scorrere nelle stalle pulendole in brevissimo tempo.

Fiero dell'impresa compiuta in un solo giorno Ercole va dal re Augia per riscuotere il premio promesso, ma quando il re Augia apprende che dietro a tutto questo vi fosse una richiesta del re Euristeo, si infuriò al punto che comunicò all’eroe che non avrebbe pagato a lui nessuna ricompensa. Anzi arrivò sino al punto di negare di aver mai promesso una ricompensa. 
Il re poi sfidò ulteriormente Ercole dicendogli che se la cosa non era di suo gradimento sarebbe potuto andare da un giudice, il quale poi avrebbe preso una decisione.

Ercole così fece e convocato un giudice chiamò a testimoniare proprio il figlio di Augia che aveva assistito alla sua impresa. 
Il ragazzo fece fede alla sua onestà e testimoniò in favore di Ercole, dichiarando che suo padre aveva promesso all'eroe una ricompensa nel caso avesse compiuto l’impresa in un solo giorno. Così il giudice stabilì che Ercole dovesse essere pagato come promesso. 

Infuriato per la sentenza e il tradimento a suo dire compiuto dal figlio, Augia ordinò a entrambi di lasciare immediatamente il suo regno. Ma Ercole a sua volta infuriato per questo gesto, uccise il re consentendo in questo modo a Fileo di diventare a sua volta il nuovo re.

Ercole così torno a Micene convinto di aver superato questa impresa, ma Euristeo dichiarò non compiuta la fatica, in quanto Ercole era stato ricompensato. E così nonostante fossimo formalmente con questa a cinque fatiche superate dall'eroe, ne dobbiamo considerare due nulle, il che spiega come mai le dieci fatidiche fatiche che Ercole doveva superare, siano state in realtà alla fine dodici.

Il significato simbolico di questa sfida

Il mancato rispetto della parola da parte del re Augia simboleggia la corruzione di un'intera società, la corruzione politica che da secoli abusa del suo potere contro il suo popolo. Il letame delle stalle simbologgia tutto il marcio della società in cui le attività degli esseri umani continuano a operare senza che nessuno si occupi di fare pulizia.

I due fiumi che Ercole utilizza per pulirle, rappresentano invece con la loro acqua l'azione depurativa e generatrice dell’acqua, ricordiamo infatti che per Talete di Mileto, l’acqua è alla base della creazione. 

Ercole in questo caso simboleggia il potere che apre la strada al nuovo, simboleggiata anche dalla sostituzione del vecchio potere.

Quali lezioni per la nostra crescita personale possiamo trarre da questa fatica?

Il potere logora chi non ce l’ha diceva qualcuno e credo sia vero. Attraverso il potere poche persone sono in grado di “riempire” di merda la vita di molte altre.
Chi ha il potere è in grado di rimangiarsi la parola data semplicemente per un proprio tornaconto personale, ma il dramma che viviamo e che appare evidente nel mito è che le persone che si trovano a contatto con la puzza data dal letame, sembrano continuare ad andare avanti all’infinito e quasi si adattano a questo diventando sordi e ciechi a ciò che vedono e sentono.

Quali sono le domande da porsi rispetto il nostro percorso di sviluppo personale?

- Cosa stiamo facendo per migliorare la società in cui viviamo?
- Siamo in grado di cogliere la puzza della società in cui viviamo?


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Info sull'autore

Marco Naman Borgese è uno psicologo, psicoterapeuta e coach. Cultore della materia presso l'Università degli studi di Salerno, Docente presso l'Università del calcio di Coverciano e docente per il Master Giunti in psicologia dello sport. Ha conseguito una borsa di studio presso il Policlinico Universitario Agostino di Gemelli in Roma per il trattamento del dolore cronico mediante l'uso della realtà virtuale in donne affette da endometriosi. E' pratictioner EMDR di I° livello e certificato per l'uso del protocollo Mindfulness MBSR Palouse ed esperto nell'uso della realtà virtuale nel trattamento dei disturbi psicologici.

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