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Come avviene il cambiamento pt.2: le fasi del cambiamento

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Buongiorno lo so tu non hai bisogno dello psicologo, ma potresti aver bisogno di sapere quali siano le fasi in cui avviene il cambiamento.

IL CAMBIAMENTO AVVIENE IN FASI

Tutti siamo consapevoli di come la farfalla prima di diventare tale, sia stata prima un bruco e che per riuscire nella sua evoluzione abbia avuto bisogno di andare incontro ad una serie di passaggi evolutivi indispensabili, ma quando pensiamo a noi stessi crediamo che il cambiamento possa avvenire sempre e solo all'improvviso.

In questo secondo articolo sul tema del cambiamento parleremo del concetto di fase che è un altro punto cardine del lavoro di Prochaska DiClemente.

FARE LE COSE GIUSTE AL MOMENTO GIUSTO

Infatti gli autori si sono resi conto che i 9 processi che abbiamo già visto, sono efficaci se vengono messi in atto al momento giusto. E’ un pò come quando cerchiamo di cucinare la pasta. Dobbiamo avere a disposizione l’acqua, la pasta, sale ed un pochino di olio e tecnicamente possiamo cucinare la pasta. Ma avere a disposizione gli ingredienti non è sufficiente, dobbiamo anche sapere quando mettere a cuocere la pasta, quando mettere il sale e quando l’olio. Sapere quando fare le cose è indispensabile.

Ed allora Prochaska e DiClemente hanno cercato di capire quando le persone che erano riuscite nel cambiamento avessero messo in atto determinati processi e sono arrivati ad individuare 6 fasi precise del cambiamento.

LE 6 FASI DEL CAMBIAMENTO

  • Precontemplazione

La prima fase è definita precontemplazione e chi si trova in questa fase non ha intenzione di modificare il proprio comportamento ed in genere tende a negare di avere un problema. Le persone in questa fase possono avviare un cambiamento solamente se spinte da fattori esterni particolarmente impattanti.

In generale un precontemplatore utilizza la strategia della negazione come arma principale e giustifica la sua mancanza di voglia di cambiare con una visione fatalista legata al destino e completamente fuori dal suo controllo.

Spesso di sottofondo però a questi meccanismi di negazione troviamo un processo di sfiducia profonda rispetto il fatto che il proprio cambiamento sia possibile. Evito di provare perché ho il timore di fallire.

  • Contemplazione

La seconda fase detta contemplazione subentra nel momento in cui si riconosce di avere un problema e si comincia a pensare seriamente di risolverlo. Ci si comincia ad informare su cosa fare anche se ancora non esiste un piano specifico per operare il cambiamento. In questo caso si comincia ad immaginare di cambiare qualcosa entro i prossimi 6 mesi. Si inizia così a capire cosa ci sia di sbagliato in quello che si fa, capiamo quello che dovremmo fare ma ancora non siamo pronti a farlo. Vediamo la direzione ma ancora facciamo fatica a fare il primo passo.

Anche qui la paura del fallimento è ciò che principalmente impedisce alle persone di cominciare a cambiare, si cerca di rimandare l’azione più in là, dicendo a se stessi che tra un pò quando saremmo più sicuri e più certi cominceremo. Il problema è alcune volte quel momento in cui saremo più certi potrebbe anche non arrivare mai.

  • Preparazione

La terza fase detta preparazione è la fase in cui si prevede di agire entro il prossimo mese e a questo punto la persona sta cominciando ad apportare gli ultimi aggiustamenti prima di iniziare a concretamente ad agire.

Anche se non totalmente convinti comunque cominciano ad attuare delle piccole strategie di cambiamento come magari fumare una sigaretta in meno al giorno.

Quello che emerge dalla letteratura è che la fase di preparazione non deve essere troppo accelerata in quanto se non si risolve bene l’ambivalenza di fondo c’è il rischio che al primo segnali si possa crollare.

  • Azione

La quarta fase definita dell'azione è quella in cui le persone agiscono. Smettono di fumare sigarette, rimuovono tutti i dolci dalla casa, versano l'ultima birra nello scarico e così via.

L’azione è ovviamente il periodo più impegnativo e quello che richiede il maggiore livello di impegno di tempo e di energia.

L’errore più tipico che si commette è di credere che la fase di azione sia quella del cambiamento, in realtà non è così. La fase dell’azione rappresenta esclusivamente la messa in atto, il frutto di qualcosa che in realtà nasce molto prima. Il vero cambiamento nasce nelle fasi precedenti in cui si cominciano a mettere in dubbio emozioni, immagini di non stessi, pensieri e così via.

  • Mantenimento

La quinta fase è quella del mantenimento ed è il momento in cui si consolidano i progressi ottenuti nella fase di azione, quando abbiamo cominciato ad agire. La fase di mantenimento è lunga e meno dinamica della fase di azione. Possiamo dire che è quella che maggiormente mette alla prova  il fatto che il nostro cambiamento sia stato basato su presupposti solidi.

  • Fine

In questa fase il cambiamento è completo e non vi è più il desiderio di mettere in atto il comportamento precedente.


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Info sull'autore

Marco Naman Borgese è uno psicologo, psicoterapeuta e coach. Cultore della materia presso l'Università degli studi di Salerno, Docente presso l'Università del calcio di Coverciano e docente per il Master Giunti in psicologia dello sport. Ha conseguito una borsa di studio presso il Policlinico Universitario Agostino di Gemelli in Roma per il trattamento del dolore cronico mediante l'uso della realtà virtuale in donne affette da endometriosi. E' pratictioner EMDR di I° livello e certificato per l'uso del protocollo Mindfulness MBSR Palouse ed esperto nell'uso della realtà virtuale nel trattamento dei disturbi psicologici.

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