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Inchiesta del Wall Street Journal su Instagram: una lettura scientifica dei dati

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Buongiorno lo so tu non hai bisogno dello psicologo ma potresti aver bisogno di saperne un pò di più sull'inchiesta del Wall Street Journal dal titolo “Facebook sa che Instagram è tossico per le giovani donne”.

DI COSA STIAMO PARLANDO?

Stiamo parlando di un’inchiesta basata su alcuni documenti che dimostrerebbero come Facebook abbia avviato negli ultimi 3 anni alcuni studi interni per comprendere che impatto fossero in grado di produrre Facebook ed Instagram sui giovani, in particolar modo sugli adolescenti.

Parliamo di una serie di studi composti principalmente da interviste, focus group e questionari su un campione di circa 2000 giovani di origini inglesi ed americane. I dati emersi ci portano a poter trarre diverse considerazioni che meritano però una riflessione metodologica che faremo verso la fine e che a mio avviso è stata ampiamente trascurata da chi ha interpretato i dati.

COSA EMERGE DA UNA PRIMA LETTURA DEI DATI?

Anzitutto ne emerge uno piuttosto chiaro e netto, ossia come Instagram abbia un impatto negativo sulla salute mentale dei giovani. Risulta infatti che gli stessi giovani indichino come Instagram produca su di loro un impatto negativo rispetto la percezione che hanno della propria immagine corporea e che questo si verifichi in misura maggiore sulle donne rispetto gli uomini.

Infatti circa un’adolescente su tre lamenta il fatto che sia proprio Instagram la causa di aumentato senso di insoddisfazione rispetto il proprio corpo, il quale poi di conseguenza produca un aumento nei livelli di ansia e depressione nelle giovani donne. Una frase che mi è colpito molto è quella riportata dal giornale e riferita da una studentessa che ha dichiarato "Ogni volta che mi sento bene con me stessa, vado su Instagram e poi tutto scompare".

Da notare però anche un dato che commenteremo dopo ossia che circa il 28% del campione riporterebbe invece un effetto leggermente positivo rispetto la propria autostima dovuto proprio all’uso di Instagram e che un 8.5% ritenga addirittura che l’impatto avuto dal social sia stato molto positivo per la percezione di sé. Dopo cercheremo di interrogarci su questo, ma andiamo avanti.

CONSAPEVOLEZZA DEI GIOVANI RISPETTO IL PROBLEMA

In un’altra ricerca sempre riportata nell’inchiesta è emerso anche come su di un campione di 98 studenti, 89 di questi avrebbero dichiarato come Instagram avesse influito negativamente sulla loro salute mentale, dicendosi consapevoli che passare meno tempo sul social li avrebbe aiutati a stare meglio, ma dicendosi non in grado di farcela.

In sostanza è come se i giovani dicessero "sappiamo che ci fa male, sappiamo che non utilizzarlo ci farebbe stare meglio, ma non ce la facciamo a staccarci, perché se non lo usiamo è come se non esistiamo". Altro concetto su cui riflettere.

Ed infine ci sarebbe da riflettere ancora molto su quanto emerso da un ulteriore ricerca la quale indica come circa il 10% degli adolescenti che abbia manifestato ideazioni suicidarie, abbia attribuito un peso rilevante proprio ad Instagram nella genesi di questa idea estrema.

Ma qual è il motivo per cui Instagram si è dimostrato essere il social più dannoso in assoluto?

La ricerca anche in questo caso offre un dato interessante, infatti ciò che emergerebbe è che Instagram sia il social più dannoso in assoluto, essendo il social network maggiormente basato sull’apparenza, sul mettere in mostra il proprio tenore di vita, ciò che si fa e ciò che si possiede. Si baserebbe in pratica su un meccanismo continuo di confronto sociale con gli altri.

Mentre ad esempio su Tik Tok avrebbe un peso più importante la performance, come ad esempio l’abilità nel cantare in playback o nel ballare, e che quindi sia un social in grado di muovere dinamiche diverse.

Il meccanismo dannoso che dunque caratterizzerebbe Instagram sarebbe quello di far percepire a tutti noi la nostra inferiorità per ciò che possediamo, rispetto i nostri difetti fisici e la mediocrità delle nostre vite, rispetto invece l'esaltante tenore di vita di un gruppo ristretto di persone.

Persone in qualche modo simili a noi però per età o vicinanza geografica, che ci ricorda ogni momento che se loro così simili a noi stanno vivendo una vita da sogno, è nostra responsabilità l’essere ancora costretti all’anonimato. Ed è quest’altro meccanismo che ci tiene all’interno del social, perché si ha la sensazione o l’illusione che proprio attraverso il suo utilizzo si possa scalare qualche posizione sociale od economica.

MA I DATI DICONO ESATTAMENTE QUESTO?

" I ragazzi potrebbe infatti attribuire il loro disagio ad una causa completamente sbagliata, basandosi magari su quanto ascoltato dai genitori ed insegnanti."

Sino a questo momento ho interpretato i dati come hanno fatto la maggior parte dei giornali e delle testate, basandomi su una lettura dei dati presentati, ma senza effettuare una revisione metodologica degli studi. Ma visto che una parte delle mia attività professionale consiste proprio nel leggere e capire ricerche scientifiche, vorrei qui offrire una lettura più rigorosa proprio dei dati presentati.

DIFFICOLTà NELLO STABILIRE LA CAUSA DEL DISAGIO

Partiamo allora subito con il dire che non è chiaro se Instagram sia la causa del disagio percepito dai giovani a differenza di quanto sembrerebbe emergere di continuo nell’inchiesta. Infatti il dato che indicherebbe come il 23% degli adolescenti riporti un disagio psicologico causato da Instagram non è considerabile del tutto affidabile, proprio perché parliamo di un dato basato su quanto riferito dai ragazzi stessi, ossia di una misura del tutto soggettiva senza nessun tipo di parametro maggiormente standardizzato.

Infatti ad esempio gli adolescenti potrebbe infatti attribuire il loro disagio ad una causa completamente sbagliata, basandosi magari su quanto ascoltato da genitori o insegnanti, che spesso attribuiscono proprio ad i social network una grande responsabilità rispetto l'aumento del disagio giovanile.

Ma come possiamo stabilire che sia proprio Instagram il problema, quando in realtà le variabili in gioco sono moltissime? Ne cito un paio al volo. Ad esempio potrebbe avere un peso il fatto di avere sempre più famiglie composte da un figlio unico e quindi caratterizzate da sempre più aspettative ed investimenti emotivi genitoriali? Potrebbe esserci una peso attribuibile alla diminuzione di attività sociali in favore di attività sempre più individuali da parte dei giovani? E potrei andare avanti per ore ad illustrare variabili diverse che potrebbero causare un aumento del disagio giovanile.

I SOCIAL SONO LA CAUSA O L'EFFETTO?

Ma se per un momento avessimo la certezza di poter affermare che effettivamente i giovani che utilizzano Instagram hanno maggiori problemi riguardo la propria autostima, ciò non basterebbe comunque. Perché ci troveremo di fronte comunque allo stesso problema con cui si sono scontrati anni fa gli psicologici quando hanno cercato di stabilire se utilizzare videogiochi violenti fosse in grado di provocare un aumento di comportamenti aggressivi negli adolescenti.

Furono condotte diverse ricerche ed alla fine non si ottenne nulla, anzi il dato forse più evidente fu che non erano i videogiochi a far diventare violenti i ragazzi, ma piuttosto che i ragazzi con atteggiamenti già tendenti alla violenza finivano per scegliere di giocare a videogiochi violenti. Per cui i videogame non erano la causa dei loro comportamenti aggressivi quanto piuttosto al massimo un elemento di rinforzo.

E se dunque lo stesso fosse per Instagram? Se fossero adolescenti con già un basso livello di autostima ad utilizzarli in modo nocivo? Perché ad esempio proprio dai dati citati dall'inchiesta non appare che Instagram abbia sempre un effetto negativo anzi, il 28% degli adolescenti coinvolti dichiara come su di loro l'uso del social abbia avuto un effetto positivo.

Come si spiega questo fatto se abbiamo stabilito che Instagram sia nocivo?

mANCANZA DI CHIAREZZA SUI DISEGNI DI RICERCA DEGLI STUDI

Ed infinche nell'inchiesta c'è pochissima chiarezza sul valore scientifico degli studi, in quanto non si capisce se sono stati pubblicati da nessuna parte e nessun ente può esaminarli e verificare il loro livello di affidabilità. Sorgono dunque delle domande.

Sono stati pubblicati su qualche rivista questi dati? Quale era il livello di disagio degli adolescenti prima di utilizzare i social? E' stato condutto uno studio in cui si è effettuato un confronto tra un gruppo di adolescenti che usano i social network ed un altro gruppo di adolescenti che non li usano, per verificare se a parità di tutti gli altri fattori vi fossero delle differenze nei livelli di autostima percepiti? 

Domande senza risposta

Bene grazie per aver letto l'articolo. Se hai trovato i miei contenuti interessanti puoi seguire le mie attività sulle pagine social, vedere i miei video sul canale Youtube o ascolare i podcast su tutte le principali piattaforme. Se hai bisogno di me puoi trovare qui i miei contatti, sarò lieto di risponderti il prima possibile. In ogni caso ti lascio con la mia classica frase, se pensi che non puoi fare la differanza beh pensa ancora.


Info sull'autore

Marco Naman Borgese è uno psicologo, psicoterapeuta e coach. Cultore della materia presso l'Università degli studi di Salerno, Docente presso l'Università del calcio di Coverciano e docente per il Master Giunti in psicologia dello sport. Ha conseguito una borsa di studio presso il Policlinico Universitario Agostino di Gemelli in Roma per il trattamento del dolore cronico mediante l'uso della realtà virtuale in donne affette da endometriosi. E' pratictioner EMDR di I° livello e certificato per l'uso del protocollo Mindfulness MBSR Palouse ed esperto nell'uso della realtà virtuale nel trattamento dei disturbi psicologici.


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Marco Naman Borgese è uno psicologo, psicoterapeuta e coach. Cultore della materia presso l'Università degli studi di Salerno, Docente presso l'Università del calcio di Coverciano e docente per il Master Giunti in psicologia dello sport. Ha conseguito una borsa di studio presso il Policlinico Universitario Agostino di Gemelli in Roma per il trattamento del dolore cronico mediante l'uso della realtà virtuale in donne affette da endometriosi. E' pratictioner EMDR di I° livello e certificato per l'uso del protocollo Mindfulness MBSR Palouse ed esperto nell'uso della realtà virtuale nel trattamento dei disturbi psicologici.

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