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Libertà cosa significa per noi?

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Buongiorno lo so tu non hai bisogno dello psicologo ma di riflettere su cosa voglia poter dire libertà forse potresti averne bisogno.

IL CONCETTO DI LIBERTA'

Sin dai tempi della Rivoluzione francese, la libertà è stata considerata un grande valore della nostra cultura ed oggi nelle società civili, in cui noi per fortuna viviamo, cerchiamo di conservare il valore della libertà individuale, visto come un elemento imprescindibile per una società che si voglia definire democratica.

Ma cos’è esattamente la libertà?

Del concetto di libertà si è occupata principalmente la filosofia che l’ha intesa in diversi modi, ma comunque in generale la possiamo definire come la possibilità che le persone possano scegliere di pensare ed agire seguendo le proprie idee e desideri, senza che questi vengano influenzati o impediti da forze esterne o interne. Essa inoltre è vista da tutte le comunità come un diritto umano inalienabile e che definisce l’esistenza umana stessa.

Questa definizione appena data è probabilmente molto vicina a quella che la maggior parte di tutti noi riconosce come anche proprio rispetto tale concetto.

Ma anche se può apparire ad una lettura superficiale come una definizione estremamente semplificata di un concetto così complesso come quello di libertà, ad un livello maggiormente profondo apre delle voragini concettuali che meritano una riflessione.

PRIMO PUNTO:LIBERTA' DI PENSARE ED AGIRE

Partiamo da questa frase: libertà di pensare ed agire. Una concezione simile di libertà prevede da parte nostra l'assumere una posizione ideologica in cui nulla nella nostra vita nulla sia già stato stabilito, abbandonando immediatamente qualsiasi riferimento al concetto di destino o di intervento divino.

Ma quanti di noi ritengono che nelle proprie vite, in determinati momenti, le loro scelte o gli eventi capitati siano stati influenzati da un intervento divino o dal concetto che in qualche modo possiamo definire di destino? Se almeno una volta avessimo pensato qualcosa di simile, dovremmo già mettere in crisi il concetto di libertà che abbiamo appena espresso.

Come se non bastasse tale definizione di libertà prevede che il nostro libero arbitrio, ossia lo scegliere volontariamente qualcosa, ci renda veramente liberi. Anche se questi due concetti in realtà non sono del tutto sovrapponibili.

Ad esempio la nostra genetica quanto influisce sulla nostra libertà? Io potrei scegliere di non praticare mai sport perché sono nato con un problema cardiaco e quindi scelgo liberamente di non fare sport, ma quanto questa scelta è realmente libera da parte mia?

O ancora se ho un temperamento ansioso e decido di evitare di fare esperienze estreme perché mi terrorizzano, sono io che sto scegliendo di non farle o è la paura che sento che mi impedisce di sceglierle? In sostanza sto adattando le mie scelte a quello che in modo innato il mio corpo ha deciso che fosse più o meno idoneo alla mia natura.

Ed infine vogliamo parlare di quanto il nostro sistema nervoso, il nostro cervello secondo le più recenti scoperte delle neuroscienze, sia in grado di operare al di fuori del nostro controllo razionale, di quanto alcuni meccanismi di adattamento neurochimico si attivino ben prima che noi possiamo solamente renderci conto di aver deciso? Se io vedo un camion che mi viene incontro a tutta velocità, decido liberamente di scansarmi o è il mio istinto di sopravvivenza che decide al mio posto?

secondo punto:SENZA CHE VI SIANO INFLUENZE O IMPEDIMENTI ESTERNI?

"... la natura dell’essere umano in un contesto totalmente privo di regole tende ad inseguire il massimo profitto personale a discapito del vantaggio collettivo".

Ora analizziamo questa seconda frase: senza che vi siano influenze o impedimenti esterni. In un certo senso potremmo dire che nel momento in cui siamo completamente liberi dovremmo essere noi stessi a decidere dove porre fine alla nostra stessa libertà.

Per cui io potrei decidere che a mio avviso la mia vera libertà consisterebbe nel vivere appieno i miei istinti innati che il corpo mio invia, per cui quando sento la voglia di aggredire qualcuno fisicamente, la mia vera libertà risiederebbe nel farlo . Così come un pugile professionista potrebbe decidere che la sua di libertà consista nel potersi impadronire di tutto ciò che desidera utilizzando la sua forza fisica come arma, d’altronde è la natura che gli ha concesso tale vantaggio.

In questi esempi che ho fatto emerge in modo netto un punto chiave, ossia che la natura dell’essere umano in un contesto totalmente privo di regole tende ad inseguire il massimo profitto personale a discapito del vantaggio collettivo. Non si tratta di etichettare le persone come buone o cattive, si tratta di prendere in esame la nostra natura, che si è sviluppata attorno al concetto di sopravvivenza. Pensare in modo egoistico è ciò che ha garantito alla nostra specie di massimizzare le probabilità di conservare la specie e non siamo ancora riusciti a cancellare questo istinto arcaico dai nostri geni.

Ma con il tempo proprio ci siamo resi conto che, proprio al fine di aumentare maggiormente le probabilità di sopravvivenza, fosse necessario vivere in gruppi, poiché questo garantiva tutta una serie di vantaggi. E a tale proposito secondo Kant la vera libertà all’interno di una comunità si può esprimere solo se è coerente con se stessa, per cui la mia libertà deve è coerente con l’uso della propria libertà da parte di tutte le altre persone.

E per fare in modo che ciò accada è necessario che l’essere umano sia guidato la ragione e solo essa nel guidare le proprie azioni, perché quando invece si lascia guidare dalle emozioni, dalle passioni e dagli istinti più animaleschi si illude di agire seguendo la sua libertà ma in realtà non sceglie. Viene travolto da questi elementi senza riuscire ad esercitare un controllo diretto.

Se volessimo spingerci ancora oltre su un piano più complesso dovremmo introdurre il concetto di libertà trascendentale sempre dello stesso Kant, che ci farebbe riflettere su come sia inutile parlare di libertà, quando le nostre azioni non operano direttamente sul mondo fisico, ad esempio non siamo in grado di agire sulla dimensione temporale, ma questo diverrebbe troppo complesso.

Facendo invece un passo indietro possiamo allora sostenere che all’interno di una società come la nostra, la vera libertà individuale potrebbe essere quella di non avere l’esigenza di soddisfare necessariamente tutti i nostri bisogni, ma soddisfare quelli per noi fondamentali. La vera libertà consisterebbe dunque nello scegliere continuamente di sacrificare un pezzetto dei propri istinti individuali in favore del bene collettivo, scegliendo di elevarci al di sopra di quei bisogni più fisiologici che ci avvicinano al mondo animale.

Ed una piccola considerazione sulla libertà di parola all’interno di una società. Una società dovrebbe limitare la libertà di espressione di ciò che è falso o ciò che è dannoso? Se ad esempio io creassi un tutorial in cui spiegassi come uccidere una persona senza venire scoperti o su come si possa costruire una bomba atomica, la società dovrebbe limitare la diffusione di questi contenuti o dovrebbe preservare la mia libertà di espressione o conservarla anche sapendo i rischi a cui si andrebbe incontro?

TERZO PUNTO: SCEGLIENDO IDEE E PENSIERI

L’ultima frase che vorrei prendere in considerazione, rispetto la definizione iniziale di libertà è questa: scegliendo idee e pensieri.

In questo caso dobbiamo scomporre il concetto di libertà in due parti, libertà negativa e positiva così come ipotizzato dal filosofo Berlin.

Partiamo dal concetto di libertà negativa. Con tale definizione il filosofo intende quel pezzo di libertà che ha a che fare con l'idea che noi abbiamo la possibilità di realizzare qualcosa, senza che nessuno ci impedisca di farlo.

Con il concetto di libertà positiva invece intende quella parte di libertà che è tale solo nel momento in cui una persona riesca ad inseguire e realizzare il proprio sé e le proprie aspirazioni.

Facciamo un esempio.

Tutte le sere io esco di casa e bevo 2 litri di vino. Lo stato, la società in cui viviamo non mi impedisce di farlo, infatti non esiste un limite a tale comportamento, dato che io sono maggiorenne.

Ma a livello personale sto inseguendo la libertà di esprimere il mio massimo del mio potenziale? Sto costruendo con questo comportamento la mia totale completezza?

In questo caso appena citato è evidentemente conservata la libertà negativa, ma appare negata la libertà positiva per usare le parole di Berlin.


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Info sull'autore

Marco Naman Borgese è uno psicologo, psicoterapeuta e coach. Cultore della materia presso l'Università degli studi di Salerno, Docente presso l'Università del calcio di Coverciano e docente per il Master Giunti in psicologia dello sport. Ha conseguito una borsa di studio presso il Policlinico Universitario Agostino di Gemelli in Roma per il trattamento del dolore cronico mediante l'uso della realtà virtuale in donne affette da endometriosi. E' pratictioner EMDR di I° livello e certificato per l'uso del protocollo Mindfulness MBSR Palouse ed esperto nell'uso della realtà virtuale nel trattamento dei disturbi psicologici.

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