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Sofferenza senza fine? Sii tuo amico

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Buongiorno lo so tu non hai bisogno dello psicologo ma potresti aver bisogno di sapere come gestire meglio la sofferenza che tutti sperimentiamo.

IL CONCETTO DI SOFFERENZA

"Maestro, sono caduto nell'abisso, le acque sono profonde e scure." disse l’allievo. "Ricordati di una cosa", rispose il maestro, "ciò che fa annegare non è l'immersione, ma il fatto di rimanere sott'acqua."

La frase di Paulo Coelho, molto bella, mi sembra perfetta per introdurre il concetto di sofferenza. In questa frase infatti il maestro fa notare all’allievo come non sia di per sé un problema trovarsi immersi nell’acqua, quanto piuttosto lo sia il fatto di rimanere sott’acqua finendo così per annegare. Se stiamo annegando, non possiamo preoccuparci di essere bagnati. Ed è una metafora perfetta della vita, perché è semplicemente inevitabile che in essa vi siano anche sofferenze e momenti difficili, momenti in cui ci siamo bagnati. Pensare di poter condurre una vita senza alcun tipo di sofferenza è un pensiero magico e dannoso perché irreale, così come dannoso è credere di poterla ignorare a lungo senza conseguenze o pensare di poterla gestire facilmente, sempre e comunque.

 

Siamo dunque vittime dell’inevitabile sofferenza?

Per fortuna no, perché se quanto abbiamo detto sinora è vero, è anche vero che possiamo con le nostre azioni, con ciò che pensiamo decidere come reagire. Determinare almeno il modo in cui vogliamo affrontarla. A parole è facile, ma non basta una frase motivazionale a mettere in crisi la nostra tendenza umana ad alimentare il dolore con altro dolore. Ma possiamo apprendere, possiamo imparare un nuovo linguaggio per la nostra mente.

Ad esempio una cosa su cui tutti coloro che si occupano di supportare psicologicamente le persone, sono d’accordo, è come sia assolutamente necessario partire da un ascolto sincero della nostra sofferenza, riconoscere che si sta vivendo un momento difficile a causa di qualcosa che ci è accaduto o di qualcosa che abbiamo ignorato o tralasciato per troppo tempo. Il dolore represso, le preoccupazioni ignorate, le questioni lasciate in sospeso, tutto ciò che viene ignorato e con cui non si abbiamo fatto i conti, prima o poi si farà vivo. Come diceva un grande psicologo, non si può scappare per sempre da se stessi. Ma della parte difficile questa è la parte più facile. Guardare veramente la propria sofferenza infatti è semplice, ci vuole coraggio per farlo, ma il come non è complicato. La maggior parte di noi sa perfettamente dove cercare risposte a frasi del tipo “sto male?” “Qual è la cosa che più genera questo malessere?”.E' doloroso, ma è facile.

E ALLORA COSA DOBBIAMO FARE?

Non esistono formule magiche, esistono procedure e manovre che possono però cambiare il modo in cui contribuiamo ad alimentarla. Posso fare un esempio di una tecnica che spesso utilizzo in terapia. Uno dei principali meccanismi che alimenta la sofferenza è il dialogo interiore negativo. Quella vocina interna che tutti abbiamo che come una voce fuori campo ci racconta quello che pensiamo, quello che vediamo. Quando siamo in un momento difficile questa voce diventa spietata con noi. 

Spesso non siamo noi a scegliere cosa ci dice, accade e basta. Io allora suggerisco alle persone di comportarsi con sé stesse, come si comporterebbero con il loro migliore amico. Se il nostro migliore amico si trovasse a vivere un momento di sofferenza infatti sono sicuro che nessuno di noi si siederebbe vicino a lui ripetendogli in continuazione nell’orecchio non vale nulli, non ce la farà mai, sei un fallito. Ma perché allora permettiamo a noi stessi di farci male? Perché alimentiamo il continuo dialogo interno negativo che aumenta la sofferenza? Qualcuno potrebbe rispondermi, ma io non lo faccio di proposito, mi viene automatico. 

Ed è vero, ma questa risposta ci riporta al punto di partenza del video, non possiamo cambiare ciò che ci accade ma possiamo cambiare ciò che a ciò che accade. Ed allora in concreto l’esercizio è questo, cominciare con il prestare attenzione a quando parte il nostro pilota automatico del pensiero negativo. 

Appena ci siamo resi conto che è partito, prestiamo attenzione a che cosa ci dice, saranno probabilmente frasi negative del tipo non ce la farai mai, sei un fallito, va tutto male. Una volta fatto questo prendiamo queste frasi e sostituiamole con delle frasi che invece diremo al nostro migliore amico se si trovasse nella nostra situazione di disagio. E quando lo farete, prestate attenzione a quello che succede in voi.


Bene grazie per aver letto l'articolo. Se hai trovato i miei contenuti interessanti puoi seguire le mie attività sulle pagine social, vedere i miei video sul canale Youtube o ascolare i podcast su tutte le principali piattaforme. Se hai bisogno di me puoi trovare qui i miei contatti, sarò lieto di risponderti il prima possibile. In ogni caso ti lascio con la mia classica frase, se pensi che non puoi fare la differanza beh pensa ancora.

 

Info sull'autore

Marco Naman Borgese è uno psicologo, psicoterapeuta e coach. Cultore della materia presso l'Università degli studi di Salerno, Docente presso l'Università del calcio di Coverciano e docente per il Master Giunti in psicologia dello sport. Ha conseguito una borsa di studio presso il Policlinico Universitario Agostino di Gemelli in Roma per il trattamento del dolore cronico mediante l'uso della realtà virtuale in donne affette da endometriosi. E' pratictioner EMDR di I° livello e certificato per l'uso del protocollo Mindfulness MBSR Palouse ed esperto nell'uso della realtà virtuale nel trattamento dei disturbi psicologici.

 

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