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Quando il perfezionismo diventa una malattia?

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Buongiorno lo so tu non hai bisogno dello psicologo ma potresti aver bisogno di sapere cosa sia il perfezionismo e quando può diventare patologico.

Cosa si intende con perfezionismo?

Quando si parla di perfezionismo nella sua forma patologica, esso può essere definito come un'eccessiva dipendenza dalla valutazione di sé e del proprio valore e dall'inseguimento di standard personali altamente esigenti ed autoimposti in almeno un ambito altamente saliente per la persona.

Il perfezionismo è sempre una malattia?

No. Esso rappresenta un problema quando comporta disagio significativo per la persona con una compromissione del suo funzionamento sociale e lavorativo. Nel DSM 5 esso rappresenta una delle caratteristiche tipiche del disturbo ossessivo-compulsivo di personalità.

Quali sono i principali sintomi?

  • Un sistema di pensieri che alimenta il perfezionismo si basa su schemi di pensiero che portano la persona a pensare che ogni sua azione debba essere perfetta, altrimenti vedrà confermata l'idea di fondo per cui non vale nulla.
  • La persona non sceglie a caso gli ambiti in cui inseguire la perfezione. Infatti è solita scegliere un ambito specifico che contiene un valore simbolico ed una fonte di investimento personale emotivo.

Quali sono le cause?

"Sembra avere un ruolo rilevante la famiglia"

Sembra avere un ruolo rilevante la famiglia. Emergerebbe infatti come spesso la persona sia cresciuta con genitori iper-controllanti e poco affettuosi, i quali potrebbero aver posto richieste esagerate rispetto all’età del figlio.

Questo avrebbe causato meccanismi volti ad accontentare i genitori da parte del bambino, ma al di sopra delle proprie possibilità.

Come si può trattare?

E' necessario in prima battuta intervenire sui pensieri. Uno dei primi ambiti su cui intervenire deve essere quello volto alla gestione del dialogo interno negativo, che alimenta e mantiene il disagio. In generale emerge dalla letteratura che l'approccio cognitivo comportamentale sia quello con maggiori evidenze empiriche.

Bene grazie per aver letto l'articolo.

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In ogni caso ti lascio con la mia classica frase, se pensi che non puoi fare la differanza beh pensa ancora.


Info sull'autore

Marco Naman Borgese è uno psicologo, psicoterapeuta e coach. Cultore della materia presso l'Università degli studi di Salerno, Docente presso l'Università del calcio di Coverciano e docente per il Master Giunti in psicologia dello sport. Ha conseguito una borsa di studio presso il Policlinico Universitario Agostino di Gemelli in Roma per il trattamento del dolore cronico mediante l'uso della realtà virtuale in donne affette da endometriosi. E' pratictioner EMDR di I° livello e certificato per l'uso del protocollo Mindfulness MBSR Palouse ed esperto nell'uso della realtà virtuale nel trattamento dei disturbi psicologici.

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