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La prigione di Stanford l'esperimento che ha mostrato come persone buone possano compiere cattive azioni

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Buongiorno lo so tu non hai bisogno dello psicologo, ma potresti aver bisogno di conoscere l'esperimento della prigione di Stanford, il quale ci ha dimostrato come anche persone buone possano compiere cattive azioni.

i comportamenti brutali dipendono dalla personalità o dal contesto?

ll professor Zimbardo assieme ai suoi colleghi nel 1973 si stava occupando di comprendere se le brutalità compiute da alcune guardie nelle carceri americane fossero dovute alle personalità sadiche di quest'ultime, o se viceversa avessero più a che fare con l'ambiente carcerario che in qualche modo ne influenzava i loro comportamenti.

L'IDEAZIONE DELL'ESPERIMENTO della prigione di stanford

Per studiare tale ipotesi Zimbardo convertì un seminterrato dell'edificio di psicologia della Stanford University in una finta prigione. Dopo di che mise degli annunci all'interno dell'università per reclutare volontari che volessero partecipare a uno studio sugli effetti psicologici della vita in carcere. La paga era di 15 $ al giorno.

I CANDIDATI FURONO VALUTI DAL PUNTO DI VISTA PSICOLOGICO

75 candidati risposero all'annuncio. Questi vennero sottoposti a dei test al fine di escludere persone con problemi psicologici, precedenti criminali o abuso di droghe. Furono scelti 24 uomini giudicati come i più stabili mentalmente, più maturi e con meno tratti antisociali. I partecipanti inoltre non si conoscevano tra loro.

ALCUNI ACCORGIMENTI PRESI PER FAR ENTRARE NEL RUOLO I PARTECIPANTI

prigionieri furono spogliati, privati degli effetti personali e fu loro assegnato un numero al posto del nome per anonimizzare le loro esistenze. Le guardie avevano invece uniformi identiche, erano dotate di mazze come quelle della polizia e indossavano occhiali da sole per rendere impossibile il contatto visivo con i prigionieri.

SIN DA SUBITO SI COMINCIò AD ASSISTERE A COMPORTAMENTI VIOLENTI

Poche ore dopo l'inizio dell'esperimento, alcune guardie iniziarono a molestare i prigionieri, i quali venivano svegliati durante il sonno per fare inutili appelli. Le guardie poi cominciarono a schernirli con insulti e ordini. Fu imposto loro di fare delle flessioni e una delle guardie calpestò uno di loro mentre le faceva.

DOPO SOLO 36 ORE IL PRIMO ABBANDONO PER PROBLEMI PSICOLOGICI

Meno di 36 ore dopo l'inizio il prigioniero n. 8612 iniziò a soffrire di disturbi emotivi, pensieri disorganizzati, pianto incontrollabile e rabbia. Poche ore dopo ci furono altri due crolli tra cui quello del prigioniero n. #819 che si rifiutava però di abbandonare l'esperimento per non essere etichettato come un traditore dagli altri.

l'esperimento VENNE INTERROTTO DOPO SOLO 6 GIORNI DAL SUO INIZIO

Zimbardo aveva previsto che l'esperimento durasse due settimane, ma il sesto giorno venne interrotto, a causa dei crolli emotivi dei prigionieri e dell'eccessiva aggressività delle guardie. Nonostante questo l'esperimento sembra confermare l'ipotesi che i fattori ambientali abbiano un peso determinante sulle nostre azioni.


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Info sull'autore

Marco Naman Borgese è uno psicologo, psicoterapeuta e coach. Cultore della materia presso l'Università degli studi di Salerno, Docente presso l'Università del calcio di Coverciano e docente per il Master Giunti in psicologia dello sport. Ha conseguito una borsa di studio presso il Policlinico Universitario Agostino di Gemelli in Roma per il trattamento del dolore cronico mediante l'uso della realtà virtuale in donne affette da endometriosi. E' pratictioner EMDR di I° livello e certificato per l'uso del protocollo Mindfulness MBSR Palouse ed esperto nell'uso della realtà virtuale nel trattamento dei disturbi psicologici.

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