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Intelligenza emotiva: cosa significa?

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Buongiorno lo so tu non hai bisogno dello psicologo, ma potresti aver bisogno di saperne un pochino di più sul concetto di intelligenza emotiva, infatti oggi parliamo di questo concetto che ho sentito nominare spesso negli ultimi tempi, sopratutto per merito del lavoro di Goleman, uno psicologo che ha scritto diversi libri su questo argomento e che ha avuto il merito di farlo conoscere a tante persone.

In questo articolo vi presenterò tre concetti che Goleman prende in esame nel suo libro "Intelligenza Emotiva"e che a mio avviso possono aiutarci nella nostra vita.

IL CONCETTO DI QUOZIENTE INTELLETTIVO E' INUTILE

In tutto il libro c’è un tema che viene ripreso più volte, Goleman infatti di dice come il concetto di intelligenza per come è stato inteso sino ad oggi è completamente inutile. Infatti l'autore critica aspramente l’idea che sia possibile effettuare una misura del quoziente intellettivo (QI) e per smontare tale idea riporta una serie importante di studi nei quali si è dimostrato come un elevato punteggio nel QI, non sia in grado di offrire una previsione rispetto il livello di realizzazione ed affermazione futura di una persona.

Gli studi in materia infatti evidenziano come attraverso il costrutto di QI sia possibile ottenere solamente una stima di una parte del concetto ben più ampio di intelligenza. I test su cui si basa il QI misurano infatti quasi esclusivamente abilità logico-matematiche, che sono importanti ma che non possono essere confuse come le uniche che compongono l'intelligenza umana.

Prendiamo ad esempio un atleta di alto livello, la sua capacità straordinaria nel controllo del suo corpo e delle sue percezioni corporee perché non dovrebbe essere definita come una tipologia di intelligenza?

O ancora la capacità che può avere un grande musicista di entrare in contatto con le emozioni e di saperle trasferire attraverso uno strumento come può essere misurata con dei test logico/matematici?

Secondo Goleman ciò non è possibile e per questo manifesta la necessità di utilizzare un costrutto alternativo, ossia quello dell’intelligenza emotiva.

COSA SI INTENDE PER INTELLIGENZA EMOTIVA

Il costrutto di intelligenza emotiva non è stato formulato originalmente da Goleman, infatti qualcosa di molto simile era già stato concepito da altri psicologi, ma a mio avviso in Goleman ha il merito di aver trovato una formulazione migliore.

Ed allora quando parla di intelligenza emotiva, Goleman la definisce come la capacità di:

  • Motivare se stessi
  • Gestire le frustrazioni
  • Rimandare gli impulsi e le gratificazioni immediate ma non utili
  • Gestire gli stati d’animo negativi
  • Provare empatia per gli altri
  • Sperare

In sostanza è una definizione con cui si passa in modo netto da una visione in cui una persona intelligente è colei che in grado di risolvere problemi, ad un’altra in cui è intelligente colui che è capace di gestire le proprie emozioni, di rispettare quelle altrui e di motivarsi nel tempo.

Una bella rivoluzione concettuale, che non rimane confinata in uno spazio teorico, perché essa si fonda su delle evidenze scientifiche concrete, ottenute da studi condotti da autori come Walter Mischel.

Mischel ed altri hanno infatti dimostrato come se si voglia effettuare una previsione del successo di una persona non si debba tenere in considerazione il quoziente intellettivo, ma piuttosto affidarsi ad altri indicatori, come ad esempio la capacità di saper rinviare la gratificazione.

Ed in cosa consiste esattamente questa capacità? Ve lo spiego illustrandovi uno degli esperimenti ideati da Mischel.

In pratica vengono messi in una stanza un adulto, un bambino e dei dolcetti sul tavolo. L’adulto dice al bambino che deve allontanarsi un attimo per svolgere dei lavori e gli intima di non mangiare i dolcetti mentre lui non c’è, ma a questo poi aggiunge che se rispetterà tale regola appena lui tornerà, gli darà un paio di dolcetti da mangiare come premio.

Come possiamo immaginare, quello che accadde durante questo esperimento è che alcuni bambini riuscivano a resistere alla tentazione di mangiare i dolcetti ed aspettavano che tornasse l’adulto per poi ricevere in questo modo il premio, mentre altri bambini dopo un paio di minuti cedevano al desiderio e finivano per mangiarne almeno uno.

Questo esperimento piuttosto semplice è in grado di far emergere però una capacità essenziale per ottenere dei buoni risultati nella vita. Stiamo parlando della capacità, evidentemente manifesta sin da bambini in alcuni di noi, di focalizzare le proprie energie sul presente, rimanendo concentrati su un obiettivo a medio termine importante, riuscendo nello stesso momento ad ignorare distrazioni inutili o gratificazioni immediate ma dannose a lungo termine.

E nei diversi esperimenti condotti da Mischel si è notato come a distanza di anni quei bambini che erano stati in grado di rinviare la gratificazione, furono quelli che da adulti ottennero maggiore realizzazione nel corso della loro vita.

Se riportiamo tale concetto alle nostre vite, quanti di noi otterrebbe una migliore performance lavorativa se riuscissero a non distrarsi con lo smartphone?

Quanti di noi riuscirebbero ad ottenere i risultati desiderati in palestra se fossero in grado di ignorare la gratificazione immediata che ci fa provare un dolce alla nutella, per concentrarsi sull’obiettivo a lungo termine di aver un bel corpo?

LE SCELTE PIU' IMPORTANTI DELLA NOSTRA VITA SONO GUIDATE DALLE EMOZIONI

Il terzo concetto presente nel libro di Goleman che vorrei affrontare è espresso in queste frasi:

“sembra che i momenti più importanti della nostra vita siano guidati maggiormente dalle emozioni piuttosto che dalla ragione. Sono situazioni in cui sembra troppo difficile affidarsi solo alla parte razionale, ed in cui necessitiamo di ascoltare anche la nostra parte emotiva”.

Se ciò è vero, e per me lo è, allora perché non ci preoccupiamo di allenare questa parte? Perché quando dobbiamo valutare una persona non prendiamo mai in esame anche la capacità che possiede di saper ascoltare le proprie emozioni ed bisogni altrui?

Anche perché ancora una volta le considerazioni di Goleman non sono frutto solo del suo pensiero, ma trovano conferma in ciò che i più recenti studi neuroscientifici sembrano indicare. Gli studi condotti ad esempio dal neuroscienzato Ledoux, riportano come vi sia da parte del nostro cervello una prima analisi di ciò che percepiamo rispetto il mondo, che avviene in modo totalmente inconscio. Analisi che poi porta la nostra parte emotiva del cervello a reagire e prendere decisioni in brevissimo tempo, ben prima che possa subentrare il controllo della nostra parte razionale.

È un pò come se il nostro cervello facendo affidamento principalmente sulle nostre emozioni prenda una decisione, di cui noi successivamente ci prenderemo il merito costruendo una spiegazione su quanto avvenuto, illudendoci che sia stata una nostra scelta razionale.


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Info sull'autore

Marco Naman Borgese è uno psicologo, psicoterapeuta e coach. Cultore della materia presso l'Università degli studi di Salerno, Docente presso l'Università del calcio di Coverciano e docente per il Master Giunti in psicologia dello sport. Ha conseguito una borsa di studio presso il Policlinico Universitario Agostino di Gemelli in Roma per il trattamento del dolore cronico mediante l'uso della realtà virtuale in donne affette da endometriosi. E' pratictioner EMDR di I° livello e certificato per l'uso del protocollo Mindfulness MBSR Palouse ed esperto nell'uso della realtà virtuale nel trattamento dei disturbi psicologici.

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