#tunonhaibisognodellopsicologo
image
image

Come mai ci sono alcune specifiche situazioni che ci creano sempre malessere?

  • Home
  • Blog
  • Come mai ci sono alcune specifiche situazioni che ci creano sempre malessere?
image

Buongiorno lo so tu non hai bisogno dello psicologo, ma potresti aver bisogno di saperne un pò di più su come mai ci sono delle situazioni che ci creano un forte malessere.

ALCUNE SITUAZIONI SONO PER NOI PORTATRICI DI MALESSERE

Chi si occupa di psicologia lo sa, nella nostra vita ci sono delle situazioni più di altre che ci procurano malessere. 
Precisi eventi o contesti in cui è maggiormente probabile che il nostro disagio di natura psicologica si presenti o si manifesti in modo più deciso.Ma non sempre da soli è facile comprenderne le motivazioni.

Abbiamo si la percezione di vivere un disagio emotivo, siamo ansiosi, con un senso di angoscia di fondo diffusa ma apparentemente non troviamo una causa che lo abbia scatenato.
Magari è sì capitato qualcosa, ma non così grave tanto da giustificare tutto quel malessere.

Ci siamo improvvisamente rotti e non funzioniamo più bene?
No, chiaramente no è solo che la nostra parte razionale non capisce che ciò che stiamo affrontando, mentre quella inconscia lo sa perfettamente. La nostra parte inconscia sa infatti che stiamo vivendo una situazione che ci sta ponendo di fronte a un nostro nodo irrisolto, un nodo esistenziale che si attiva in quelle situazioni critiche in cui è necessario possedere una determinata virtù per uscirne illesi.

Stiamo male ogni volta che viviamo esperienze o contesti in cui ci sentiamo giudicati?
Forse è perché non abbiamo sviluppato la virtù della volontà, ossia quella virtù che consente di mantenere un'immagine coerente e stabile del nostro valore almeno in parte esente dal giudizio altrui.

LO SVILUPPO DELLE VIRTù DI BASE NEL MODELLO DI ERIKSON

Ma cosa sono queste virtù e come si sviluppano? Le risposte a queste domande vanno ricercate nel lavoro di un importante psicologo Erik Erikson il quale già negli anni 50 comprese come nel corso della nostra vita vi siano dei momenti precisi, in limitati periodi della nostra vita, in cui è possibile acquisire o meno una determinata virtù.

In questo contesto una virtù può essere intesa come una credenza di base che si ha rispetto il nostro valore, rispetto temi fondamentali come la fiducia che riponiamo negli altri, nella nostre capacità e molto altro, che è in grado di sostenerci nei momenti difficili nel corso della nostra vita. Una sorta di contenitore a cui attengire per mantenere un certo livello di stabilità nel corso della vita.

Sono stato in grado di introiettare la capacità che mi consentirà di fidarmi degli altri?
Bene allora sarò in grado di gestire senza esserne invaso tutte le situazioni in cui la mia fiducia sarà tradita e riuscirò in un tempo ragionevole a tornare ad avere fiducia nel prossimo.

Non ho introiettato questa capacità?
E allora ogni volta che la vita mi porrà di fronte a situazioni che hanno a che fare con questo tema, vedrò il mio malessere cresce, poiché si attiverà in qualche modo questo schema che mi porrà in una situazione di forte disagio.
Capite perché è importante comprendere questa lezione? Ci consente di stabilire come mai una determinata situazione ci procura così tanto dolore, che va ben oltre il momento presente.
 

LE 8 FASI DEL MODELLO DI ERIKSON

Dunque il modello originale Erikson prevede 8 fasi di sviluppo psicosociale, che vi illustrerò spiegandovi in cosa consistono, quali sono i fattori coinvolti e cosa comportino.

Prima fase: fiducia vs sfiducia

È la prima fase della teoria dello sviluppo psicosociale di Erik Erikson. Questa fase inizia nel momento della nostra nascita e continua fino a quando abbiamo circa un anno e mezzo. 

Quando siamo così piccoli non siamo autosufficienti, non conosciamo il mondo e non abbiamo ancora la capacità di comprenderlo appieno. Non possiamo dunque bastare a noi stessi e abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti. 
Per questo guardiamo alle figure di accudimento primario come fonti fondamentali per noi di sicurezza, in quanto sono quelle che si prendono cura di noi e ci proteggono.

Se le cure che riceveremo saranno coerenti, prevedibili e affidabili, svilupperemo un senso di fiducia che conserveremo per il resto delle nostre vita. Saremo così in grado di sentirci sicuri anche se dovessimo vivere situazioni di minaccia, per esempio conserveremo l’idea che ci si possa fidare dell’altro anche dopo una delusione relazionale.

Se viceversa le cure che riceveremo saranno incoerenti, imprevedibili e inaffidabili, svilupperemo un senso di sfiducia, sospetto e ansia verso il mondo esterno e verso il prossimo in generale in tutte quelle situazioni in cui dovremmo affidarci.

Le cure e l’ambiente in cui cresceremo saranno dunque fondamentali per acquisire la capacità di provare quella che Erikson definisce virtù della speranza, la quale consente di sviluppare quel senso di fiducia nella possibilità che nei momenti di difficoltà ci saranno altre persone che saranno per noi fonte di sostegno e di supporto.
Senza la virtù della speranza sperimenteremo malessere in tutte le situazioni in cui vi sarà bisogno di affidarsi e lasciarsi andare all’altro.

Va detto che coerentemente con le opinioni di Erikson, le ricerche condotte da Bowlby e Ainsworth hanno delineato come le prime esperienze di attaccamento siano fondamentali nell’influenzare le relazioni con gli altri nel corso della nostra vita.

Seconda fase: autonomia vs vergogna e dubbio

La seconda fase si verifica tra un anno e mezzo e i 3 anni circa. 

Secondo Erikson, in questa tappa siamo focalizzati sullo sviluppo di una percezione di controllo personale rispetto le nostre abilità fisiche e cominciamo a sperimentare per la prima volta un senso di indipendenza.
Se il contesto in cui cresceremo ci incoraggerà e sosterrà nello sperimentare la nostra indipendenza, allora avremmo fiducia in noi stessi e ci sentiremo in grado di affrontare il mondo.

Se invece cresceremo in un contesto iper critico, eccessivamente controllante o che ci priverà della possibilità di esplorare il mondo, inizieremo a sentirci inadeguati, sentiremo non adeguate le nostre capacità e potremmo quindi diventare eccessivamente dipendenti dagli altri non avendo fiducia nelle nostre abilità.

Ancora una volta dunque è sopratutto l’ambiente e le cure che riceveremo che ci consentiranno o meno di acquisire l’abilità che Erikson definisce virtù della volontà, la quale ci consentirà nel corso della vita di essere autonomi evitando di dipendere in modo eccessivo dagli altri in diversi forme.

Senza virtù della volontà sperimenteremo malessere in tutte quelle situazioni in cui dovremmo contare solo sulle nostre risorse ed energie, senza poter fare affidamento sugli altri.

Terza fase: iniziativa vs colpa

Questa fase va dai 3 ai 5 anni e corrisponde al periodo in cui cominciamo a interagire regolarmente con altri bambini a scuola. 

Al centro di questa fase troviamo il gioco, poiché ci offre l'opportunità di testare e conoscere le nostre abilità interpersonali.
Iniziamo infatti a pianificare attività, inventiamo giochi e ci relazioniamo in modo costante con altre persone al di fuori delle figure di accudimento.

Se saremo supportati e incentivati nel gioco e nell'esplorazione svilupperemo la capacità di iniziativa e ci sentiremo sicuri delle nostre capacità di relazione con gli altri.
Se invece saremmo criticati o eccessivamente controllati nelle nostre fasi di esplorazione e interazione, svilupperemo un senso di colpa per quello che stiamo facendo. Questo si manifesterà per esempio in quel comportamento tipico dei bambini di porre molte domande ai genitori. Il modo in cui questi rispondono alle nostre domande sarà fondamentale.

Infatti se i nostri genitori tratteranno le nostre domande come banali, fastidiose o imbarazzanti, allora è probabile che sperimenteremo dei sensi di colpa per le nostre curiosità, credendo siano sbagliate e questo finirà per rallentare le nostre interazioni con gli altri finendo per inibire la nostra creatività. 

Secondo Erikson in questo periodo si forma la virtù dello scopo, che consente di avere fiducia nella nostre capacità di iniziativa e di saper stare in contatto con gli altri.

Senza virtù dello scopo sperimenteremo malessere nelle situazioni in cui dovremmo essere in grado di iniziare qualcosa o quando dovremmo stare in contatto con gli altri.

Quarta fase: competenza vs inferiorità

La quarta fase psicosociale si verifica tra i 5 ed i 12 anni.
Siamo nella fase in cui impariamo a leggere, scrivere, a fare le somme, insomma a fare le cose da soli. 
Gli insegnanti iniziano ad assumere un ruolo importante nella nostra vita poiché diventano figure di riferimento alternative che ci insegnano delle abilità specifiche.

È in questa fase che il gruppo dei pari comincia inoltre ad acquisire una maggiore importanza e diventa una delle principali fonti su cui basare il giudizio che diamo del nostro valore.
Sentiamo crescere in noi il bisogno di ottenere l'approvazione dimostrando competenze specifiche che sono apprezzate dagli altri e iniziamo a sviluppare un senso di orgoglio per i nostri risultati e per ciò che facciamo.

Se avremo relazioni e contesti in cui saremo stimati, incoraggiati e il nostro valore sarà riconosciuto inizieremo a sentirci competenti e sicuri della nostre capacità.
Se invece ciò non dovesse accadere comincerà a crescere in noi quel germe dell’inadeguatezza, del non sentirci all’altezza degli altri.

Secondo Erikson in questo periodo si forma la virtù della competenza, la quale è fondamentale per costruire una prima immagine di chi siamo, di quali siano le nostre capacità e che consente poi di poter avviare in modo sereno un confronto tra noi e gli altri.

Senza virtù della competenza sperimenteremo malessere in quelle situazioni in cui dovremmo metterci alla prova, in cui saremmo giudicati e in cui confronteremo noi stessi con gli altri.

Quinta fase: identità vs confusione di ruolo

La quinta fase si verifica tra i 12 e i 18 anni circa
Durante questo periodo della nostra vita, cominciamo a costruire una precisa identità personale, attraverso un'intensa esplorazione di valori, credenze e obiettivi che ci definiranno.

L'adolescenza, rappresenta il momento fondamentale nel passaggio dall'infanzia all'età adulta e si caratterizza con uno sviluppo dell’indipendenza e con una definizione di chi siamo e chi vorremmo essere.
È durante questa fase che riesaminiamo la nostra identità, mettiamo in discussione la visione che ci è stata offerta dai genitori rispetto noi stessi e riguardo il mondo.

Il riuscire in questo compito ci consentirà di avere un’immagine coerente di ciò che siamo, definendo quali sono i nostri obiettivi e le motivazioni per cui li vogliamo perseguire.
Un fallimento in questa fase comporterà invece una difficoltà nello stabilire un senso di identità, non avremmo un ruolo chiaro all'interno della società, il che può portare a una confusione di ruoli. 
Tale confusione implicherà che non saremo sicuri di noi stessi e del nostro scopo all’interno della società.

Secondo Erikson in questo periodo si forma la virtù della fedeltà, la quale implica la capacità di trovare una motivazione  nell'inseguire un obiettivo con la possibilità di avere chiaro quale sia il nostro ruolo nel mondo.

Senza virtù della fedeltà sperimenteremo malessere in quelle situazioni in cui non avremmo un ruolo definito e in cui la nostra identità non sarà dunque ben protetta e chiarita da regole e ruoli imposte dall’esterno.

Sesta fase: intimità vs isolamento

La sesta fase ha a che fare con la capacità di sviluppare l’intimità e si verifica tra i 18 ei 40 anni circa. 

Durante questa fase, il conflitto principale che viviamo è incentrato sulla possibilità di sperimentare e vivere relazioni intime e amorevoli con altre persone. Durante questa fase, la condivisione di parti di noi con gli altri diviene una esigenza più forte. 
Come citano diversi autori è in questa periodo della vita che comprendiamo come sia necessario per rompere il nostro guscio di isolamento esistenziale avere un altro, da soli siamo costretti all'isolamento esistenziale.

L’avere successo in questa fase comporterà il riuscire a vivere relazioni stabili, con un senso di sicurezza e capacità di cura all’interno delle relazioni. Relazioni basate su uno scambio profondo e autentico che ci procurerà stabilità e benessere. Un mancato completamento di questa fase invece comporterà lo sviluppo di preoccupazioni rispetto gli impegni e le relazioni in generale, che può portare in alcuni casi all’isolamento, alla solitudine e talvolta alla depressione.

Secondo Erikson in questo periodo si forma la virtù dell’amore che è quella capacità che ci consentirà di sviluppare una profonda connessione emotiva e intima con un’altra persona.

Senza la virtù dell’amore sperimenteremo malessere in tutte quelle situazioni in cui ci ritroveremo ad avere a che fare con un bisogno profondo di intimità, che sarà sempre visto per noi come una minaccia.

Settima fase: generatività vs stagnazione

Questa fase si verifica tra i 40 e i 65 anni, Erikson intendeva la generatività come la percezione di essere in grado di lasciare un segno del nostro passaggio nel mondo.

Questa percezione può essere data dalla creazione o il nutrimento di cose che dureranno più a lungo di noi su questa terra e si sviluppa in noi in un bisogno di spostare il centro del nostro essere da noi stessi verso altro, al di fuori di noi.
Percepiamo la voglia di restituire un contributo alla società crescendo i nostri figli, essendo produttivi sul lavoro e partecipando ad attività e organizzazioni comunitarie. 

L’aver successo in questo fase comporterà la capacità di sviluppare il senso di essere parte di un quadro più ampio, saremo in grado così di spostare la valutazione della nostra identità dal successo personale a ciò che stiamo lasciando nel mondo. Questo comporterà un sentimento profondo di utilità e realizzazione.

Il fallire in questa fase della nostra vita comporterà una tensione esistenziale, con un sentimento di inutilità e di fallimento.
Ci sentiremo come al di fuori della società in cui viviamo, come fossimo un corpo estraneo.

Secondo Erikson in questo periodo si forma la virtù della cura che è quella capacità che consente di spostare il focus da noi stessi verso gli altri, godendo della nostra capacità di nutrire altre persone e il mondo

Senza la virtù dell’amore sperimenteremo malessere in tutte quelle situazioni in cui non saremmo in grado di prenderci cura dell’altro, in cui ci renderemo conto che anche ottenere successi personali non basterà più per sentirci completamente soddisfatti della nostra vita.

Ottava fase: integrità dell'ego vs disperazione

L’ottava fase è l’ultima della teoria dello sviluppo psicosociale di Erik Erikson, questa inizia all'età di circa 65 anni e termina il giorno della nostra morte. 
È durante questo periodo della nostra vita che contempliamo ciò che abbiamo vissuto e possiamo sviluppare un senso di completezza se saremmo appagati da ciò che abbiamo realizzato.

Il riuscire a fare i conti con la propria vita, le proprie scelte ci consentirà di passare questa ultima stagione della nostra esistenza in modo sereno, godendoci i frutti di ciò che abbiamo seminato.
Se fallissimo in questo resoconto della nostra esistenza, ciò comporterà sentimenti di pentimento e dolore che porterà a sviluppare un senso profondo di amarezza e disperazione.

Secondo Erikson in questo periodo si forma la virtù della saggezza che è quella capacità che consente a una persona di guardare indietro alla propria vita con un senso di chiusura e completezza che consente poi anche di accettare la morte senza paura.

Senza la virtù della saggezza sperimenteremo un malessere in questa fase conclusiva della nostra vita vivendo questi anni con una percezione di vuoto esistenziale e temendo la fine dei nostri giorni.

UNA PRECISAZIONE RISPETTO LE FASI

La disposizione sequenziale delle fasi di sviluppo psicosociale di Erikson potrebbe inizialmente suggerire che gli esiti di ogni fase siano immutabili, ossia che nel momento in cui si entra in una fase successiva non è possibile sviluppare la virtù della fase precedente. 
Invece sebbene vi sia una sequenza fissa, la risoluzione di ogni fase è un processo che dura tutta la vita, che viene riattivato in vari momenti a seconda degli eventi che viviamo e che influiscono sulla forza delle nostre risorse o su modelli di credenze malsviluppati.
Inoltre, con l'avanzamento a una nuova fase, le fasi precedenti vengono messe in discussione e devono essere reintegrate con quelle successive. Questo è il motivo per cui la sua teoria viene talvolta definita un "principio epigenetico".


Bene grazie per aver letto l'articolo.

Se hai trovato i miei contenuti interessanti puoi seguire le mie attività sulle pagine social, vedere i miei video sul canale Youtube o ascoltare i podcast su tutte le principali piattaforme.

Se hai bisogno di me puoi trovare qui i miei contatti, sarà lieto di risponderti il prima possibile.

In ogni caso ti lascio con la mia classica frase, se pensi che non puoi fare la differenza beh pensa ancora.


Info sull'autore

Marco Naman Borgese è uno psicologo, psicoterapeuta e coach. Cultore della materia presso l'Università degli studi di Salerno, Docente presso l'Università del calcio di Coverciano e docente per il Master Giunti in psicologia dello sport. Ha conseguito una borsa di studio presso il Policlinico Universitario Agostino di Gemelli in Roma per il trattamento del dolore cronico mediante l'uso della realtà virtuale in donne affette da endometriosi. E' pratictioner EMDR di I° livello e certificato per l'uso del protocollo Mindfulness MBSR Palouse ed esperto nell'uso della realtà virtuale nel trattamento dei disturbi psicologici.

Contattami adesso per maggiori informazioni

Oppure

Seguimi e resta aggiornato sulla mia attività