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L'esperimento di Asch: quanto subiamo la pressione del gruppo? Molto

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Buongiorno lo so tu non hai bisogno dello psicologo, ma potresti aver bisogno di saperne di più sull’esperimento di Asch che mostrato come l’essere umano subisca la pressione del gruppo più di quanto creda.

il concetto di conformità

Negli anni 50’ lo psicologo Solomon Asch si è occupato di indagare quanto fosse forte la pressione sociale esercitata da un gruppo maggioritario sui processi decisionali di una singola persona. Un modo complesso di dire qualcosa che proviamo a spiegare con un esempio.

Sono fermo al semaforo perché è rosso quando vedo che le macchine vicino a me cominciano a passare, devo allora rivalutare la situazione. Mi viene il dubbio che mi possa essere sbagliato, magari il semaforo è scattato, ma controllo ed è ancora rosso. Comincio a pensare che forse allora il semaforo è guasto e che per questo motivo le persone lo ignirino. In questo caso cosa è probabile che io faccia: continuerò ad aspettare o passerò anche io con il semaforo rosso?

Beh secondo le ricerche in materia è maggiormente probabile che io passi con il rosso, perché siamo molto inclini a conformarci alle azioni degli altri più di quanto pensiamo.

Ma cosa si intende con il termine conformità? In termini psicologici tale termine indica la tendenza di un individuo a seguire in modo acritico le regole o i comportamenti non detti del gruppo sociale a cui appartiene.
Faccio così perché anche gli altri fanno così.
Se tutti passano con il rosso vuol dire che è la cosa giusta da fare.

Ora sono sicuro che ognuno di noi dentro di sé starà pensando, beh si forse è vero le altre persone si comportano così, ma io no, io dico sempre quello che penso e decido sempre cosa fare.
Si ma forse anche no, perché l’esperimento di Asch ha indagato proprio questo aspetto e ci ha fatto scoprire che questo meccanismo è molto più forte di quanto pensiamo.

l’esperimento di Asch?

Asch ideò un’esperimento noto come test della vista in cui coinvolse 50 studenti dello Swarthmore College negli Stati Uniti. In ogni sessione sperimentale Asch poneva in una stanza 7 persone sue complici e 1 persona che era totalmente all’oscuro di tutto, il vero soggetto dell’esperimento.

Tutti i partecipanti dovevano rispondere a 18 compiti che erano volutamente molto semplici.
Per esempio in uno di questi venivano mostrate due foto nella prima c’era una linea di una certa lunghezza e nella seconda c’erano 3 linee una chiaramente più piccola della linea della prima foto, una identica a e una chiaramente più grande.

Una volta mostrate le foto veniva chiesto ai partecipanti di indicare quale delle 3 linee della seconda foto avesse la stessa lunghezza della linea della prima di foto.

L’esperimento era organizzato in modo che i 7 complici rispondessero secondo quanto deciso assieme allo sperimentatore e in 12 casi su 18 dovevano rispondere in modo volutamente sbagliato, indicando per esempio che la linea uguale a quella della prima foto fosse quella o nettamente più o lunga o quella nettamente più corta.

Osservando l'immagina si può notare come la differenza fosse netta, per cui era praticamente impossibile che una persona non si rendesse conto che le altre persone stessero dando una risposta errata.

Inoltre nell’esperimento il soggetto ignaro di tutto veniva sempre interpellato per ultimo, quando dunque gli altri complici avevano già tutti dato la risposta sbagliata. 
Come si comportavano dunque le persone?
Davano la risposta che era chiaramente giusta ma che nessuno aveva indicato o finivano per dare la risposta sbagliata ma che tutti avevano dato?

i risultati dell'esperimento e la spiegazione del fenomeno

I risultati furono sorprendenti, circa 1/3 delle persone finiva per confermare la risposta data dal resto del gruppo dando la risposta chiaramente sbagliata.
Intervistati poi alla fine dell’esperimento le persone affermavano di non credere davvero alle risposte che avevano dato, ma che avevano deciso di dare la risposta sbagliata per il timore di essere derisi o di essere ritenuti strani da parte del gruppo.

Ma se siamo sicuri delle nostre percezioni e siamo certi che tutti gli altri stanno rispondendo nel moto sbagliato, come mai finiamo per dare anche noi la risposta sbagliata?

Una risposta è stata offerta in seguito e ha a che fare con i livelli di stress.
Quando una persona si trova in un contesto sconosciuto con persone che non conosce in una situazione come quella sperimentale vive un conflitto tra ciò che percepisce e ciò che tutti gli altri sostengono.
Questo la porta a percepire un elevato livello di stress, che porta la nostra mente ad agire nel modo migliore e più veloce per ridurre questo stato di tensione.

Per cui è molto più conveniente in una situazione simile rispondere nello stesso modo del gruppo in quanto questo consente di evitare conflitti o di attirare l’attenzione su di se, cosa che porterebbe ancora di più ad aumentare lo stress.

esperimenti successivi

A partire da questo esperimento sono stati condotti molti altri studi che hanno evidenziato come alcuni fattori siano in grado di potenziare o depotenziare l’effetto della pressione del gruppo.

- Anzitutto se all’interno del gruppo è presente anche solo una persona che offre una risposta differente da quella della maggioranza, la conformità si riduce dell’80%. Per cui l’effetto di conformità si palesa quasi esclusivamente se tutto il gruppo è coeso.
- Si è inoltre scoperto che per essere esercitato il fenomeno della conformità il gruppo deve essere costituito da almeno 3 persone e di come al crescere della numerosità del gruppo cresca la potenza del fenomeno.

- Altro fattore chiave è la correlazione tra la difficoltà del compito da esaminare e le risposte conformi. Se infatti il compito è molto difficile è più probabile che io offra una risposta basandosi su quello che hanno fatto o detto gli altri prima di me. Un pò come quando a scuola chiedevamo la risposta al compagno di banco. Se avevamo molti dubbi su quale risposta indicare come corretta e il nostro compagno ci dava un suggerimento, era probabile che ci saremmo affidati alla sua indicazione.

- Infine molti esperimenti hanno anche verificato come nel momento in cui le persone potessero indicare la risposta in modo privato questi davano praticamente sempre la risposta corretta, dimostrando che la risposta che veniva data dalle persone nell’esperimento non fosse frutto di un errore di percezione ma piuttosto fi come fosse basata su meccanismi di pressione sociale.

impatto nella società

Se è vero che questi esperimenti sono molto eleganti svolti in laboratorio per essere anche utili dobbiamo comprendere come poi incidano nella nostra vita di tutti i giorni.

Partiamo con il dire che il conformismo può avere un'influenza positiva o negativa. Se facciamo parte di un gruppo sociale che incoraggia comportamenti positivi e civili, la conformità al gruppo aumenta il nostro benessere e migliora la società.
Per cui se le persone vicino a me rispettano il prossimo e non fanno battute razziste è probabile che io pur volendole fare eviti di farle per conformarmi ai comportamenti del resto del gruppo.

Chiaramente questo effetto come rovescio della medaglia può avere anche un' influenza negativa. Se sono una donna e lavoro in un luogo dove il manager compie molestie verso il genere femminile, ma nessuno sporge denuncia o si ribella per paura o timore, diventa meno probabile che io riesca a farlo.

In conclusione l’esperimento che ho citato e la piccola riflessione finale sono evidentemente un riassunto non completo di tutti i fattori in gioco nei fenomeni di conformità.
Non ci dobbiamo immaginare che siamo vittime disegnate degli effetti del gruppo, ma ci deve far riflettere su come però questi meccanismi esistano e di come possano giorno giorno influenzare la società in cui viviamo.


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Info sull'autore

Marco Naman Borgese è uno psicologo, psicoterapeuta e coach. Cultore della materia presso l'Università degli studi di Salerno, Docente presso l'Università del calcio di Coverciano e docente per il Master Giunti in psicologia dello sport. Ha conseguito una borsa di studio presso il Policlinico Universitario Agostino di Gemelli in Roma per il trattamento del dolore cronico mediante l'uso della realtà virtuale in donne affette da endometriosi. E' pratictioner EMDR di I° livello e certificato per l'uso del protocollo Mindfulness MBSR Palouse ed esperto nell'uso della realtà virtuale nel trattamento dei disturbi psicologici.

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