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Omogenitorialità: cosa dice la scienza? Riflessioni sul DDL Zan

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Buongiorno lo so tu non hai bisogno dello psicologo, ma di sapere cosa dice la scienza sull’omogenitorialità forse potresti averne bisogno.

Oggi parliamo di omogenitorialità, un argomento che ho deciso di approfondire perché è uno dei temi di discussione più caldi in Italia negli ultimi tempi per merito o colpa del ddl zan.

Si può decidere di affrontare questo argomento facendo riferimento a ciò che si ritiene giusto da un punto di vista religioso, culturale o di sensibilità personale.

Ma staremo parlando di opinioni, di semplici opinioni, non sottoposte a nessun tipo di verifica sperimentale.

Io potrei dire ad esempio che per me il matrimonio crea problemi mentali nelle persone.

E’ una mia opinione personale? Si

Posso esprimerla? Si

Esistono prove di questo? Assolutamente no.

Dovremmo basare delle leggi su questa opinione? Certamente no.

 

Ma se volessimo abbandonare il campo delle opinioni, potremmo in modo più serio decidere di affrontare questo argomento affidandoci invece alla scienza?

Si, ascoltando il punto di vista di chi ha il dovere e l’obbligo di andare oltre ipotesi ed opinioni personali, al fine di offrirci una visione su questo tema il più possibile oggettiva basata sullo studio e la verifica delle ipotesi.

Se stessimo parlando di medicina dovremmo ascoltare il parere di un medico o se stessimo parlando di costruire un ponte dovremmo ascoltare piuttosto quello di un ingegnere.

Nel caso invece di argomenti come l’omosessualità e l’omogenitorialità invece il compito di stabilire cosa sia più vero di altro, spetta a chi si occupa di studiare e comprendere come funzioni la mente, il comportamento umano e che più in generali studi come funzioni l’essere umano inserito in contesti relazionali.

In sostanza possiamo dire che questo compito spetta alla psicologia che a mio avviso in questo caso deve essere chiamata ad indicare la strada da seguire basandosi non su opinioni ma su dati raccolti in modo scientifico.

E mi stupisce che in tutte le discussioni che ascolto su questi temi non vi sia mai uno psicologo che indichi cosa sostenga la ricerca al di là delle opinioni personali.

Perché come detto già prima se stessimo parlando ad esempio di una legge per limitare l’uso del tabacco sono certo che si chiamerebbe un medico al quale affidare il compito di spiegare i danni prodotti del fumo.

Non si chiederebbe al vip di turno di raccontare come ad esempio il tabacco aumenti la possibilità di contrarre il cancro.

Qualcuno potrebbe obiettare però che nel caso ad esempio dell’omogenitorialità non stiamo parlando solo di scelte individuali, ma di qualcosa che possa potenzialmente impattare sulla nostra società, sui costumi, su ciò che è comunemente ritenuto giusto, in definitiva su ciò che siamo e ciò che vorremo essere.

Ma è proprio qui che secondo me sbagliamo ancora di più.

 

Se non serve per diventare una società migliore, a cosa serve allora lo sviluppo della conoscenza?

A cosa serve studiare il comportamento umano, le emozioni, il funzionamento della mente,

se non per chiarire sempre di più che direzione dovremmo prendere per un salto in avanti come società?

Come è arrivata la nostra società a stabilire che l’omogenitorialità sia un problema per lo sviluppo del bambino?

Come ha stabilito che le donne possano indossare le gonne ed invece nella nostra cultura gli uomini no?

Lo ha stabilito nel corso del tempo attraverso credenze popolari, dogmi religiosi e nel migliore dei casi conoscenze scientifiche di quel determinato periodo storico.

Partendo da ciò si è formata la nostra cultura, il nostro sapere che viene trasmesso e si consolida nel tempo.

Cultura con cui quindi abbiamo stabilito che alcune cose siano più giuste di altre.

 

Ed io vi chiedo, ma è giusto non mettere in discussioni alcune credenze o ipotesi basate su conoscenze antiche e completamente smentite dalla scienza?

Ad esempio una delle critiche mosse al DDL ZAN è quella che impedirebbe di poter sostenere che si è contro l’omosessualità o le coppie gay.

Lo si fa sostenendo che deve essere mantenuta la libertà di espressione.

Ma questa non è libertà di espressione, questa è libertà di espressione di cazzate.

E non perché lo dico io, ma perché lo dice il modello che tutto abbiamo accettato come il migliore in assoluto per progredire come società, ossia il modello scientifico.

Produco una ipotesi, la sottopongo a verifica e poi pubblico il risultato.

Chi sostiene allora che l’omosessualità sia una malattia o che se un bambino cresce con due genitori dello stesso sesso avrà turbe mentali, si sta rifiutando di credere a ciò che gli consentirà ad esempio di spostarsi in macchina, di avere una speranza di vita di circa 80 anni o di prendere l’aereo.

Si è perché grazie alla scienza che siamo riusciti ad esempio ad offrire una terapia in grado di contrastare ad esempio il cancro, il diabete o problemi cardiaci.

E’ sempre la scienza che ci consente di viaggiare su di un aereo.

 

La scienza è infallibile o ha sempre ragione?

No certamente no, ma per sua natura essa è un insieme di conoscenze accettate e condivise da comunità di esperti del settore che ritengo vera una possibile ipotesi sul funzionamento della realtà sino a che non si arrivi ad una nuova ipotesi migliore della precedente. Ed allora ad oggi dati scientifici alla mano noi non dovremmo consentire più che sia possibile sostenere cazzate come quella per cui l’omogenitorialità sia un problema per la salute del bambino, Perché esistono decine di studi che hanno dimostrato il contrario. Dobbiamo fare in modo che ciò non sia più possibile perché un’idea come questa è il risultato esclusivamente di retaggi culturali del passato e di ignoranza. Dobbiamo fare in modo che ciò non sia possibile perché se un bambino arriva a dare del frocio ad un altro a 7 anni, vuol dire che ciò che lo circonda, gli sta instillando l’idea sbagliata che esista qualcosa che sia più giusto di altro.

 

Deve essere conservata la libertà di espressione?

Si, ma le opinioni personali non possono essere utilizzate per prendere decisioni politiche che indirizzeranno il futuro di una società e di un paese. Si può essere liberi di pensare che l’omosessualità sia una malattia? No. Come non si può essere liberi di pensare che le donne siano inferiori all’uomo, che la razza bianca sia superiore, caso mai esistesse la razza, ma questo è un altro discorso. Dobbiamo fare in modo che all’interno del nostro dibattito tali affermazioni non siano neanche più tollerata come opinioni personali.

Anche la questione del COVID mi sembra che ci stia ponendo dinanzi ad un dilemma morale e sociale.
Possiamo permetterci di non prendere decisioni ritenute corrette da chi si occupa di una specifica materia, che ha studiato quella materia, che ha dimostrato competenza in quella materia, per concedere un peso uguale all’opinione di persone senza la medesima competenza? A mio avviso no, questo non consente ad una società di progredire, ma la congela, la ferma. infatti in questo modo non c’è un progresso della conoscenza.

E dopo questo infinito cappello introduttivo veniamo al tema del giorno, che in realtà devo dire credo lo sto usando più come pretesto che altro.

Perché c’è anche poco da dire.
I dati scientifici indicano in modo chiaro che l’omogenitorialità non ha nessuna influenza negativa né sullo sviluppo sessuale né sullo sviluppo psicologico dei bambini. Non è stato dimostrato nessun effetto negativo in tantissimi studi su nessuno di questi aspetti:

1. qualità della relazione genitore-figlio,

2. sviluppo cognitivo dei bambini,

3. comportamento di ruolo di genere dei bambini,

4. identità di genere dei bambini,

5. orientamento sessuale dei bambini,

6. adattamento psicologico dei bambini.

 

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